Omofobia, la Camera dice no alla legge

leggeomofobia_affossataLa nuova conferma che l’Italia non è un Paese civile è arrivata ieri quando la Camera ha affossato, per la seconda volta, la legge contro l’omofobia. O forse, sono i politici italiani che hanno una visione distorta di cosa possa essere l’uguaglianza tra i cittadini. Ancora una volta la maggioranza dei deputati si è schierata contro i gay, stabilendo che difendere i gay dalla violenza omofoba è incostituzionale. Perché creare delle norme ad hoc per un gruppo sociale sarebbe una forma di razzismo.

Quel che più sorprende è che questa bocciatura arriva dopo ben due anni di dibattiti e modifiche in aula in seguito alla prima bocciatura della legge anti-omofobia, nel 2009. In due anni, Anna Paola Concia (Pd) che aveva proposto la legge, aveva tentato in tutti i modi di convincere i colleghi della necessità di inasprire le pene per chi aggredisce o picchia spinto da un pregiudizio verso il ‘diverso’.  E in questi due anni aveva avuto al suo fianco in questa battaglia anche il ministro alle Pari opportunità, Mara Carfagna, che però al momento del voto ha preferito astenersi.
L’onorevole Fabrizio Cicchitto, Pdl, ha dichiarato, «La nostra posizione è quella di considerare i gay come dei cittadini uguali agli altri e proprio per questo contestiamo ogni trattamento giuridico specifico e differenziato che come tale ammetterebbe e accentuerebbe una diversità» eppure il testo ieri bocciato prevedeva aggravanti per reati compiuti non solo verso i gay ma in generale «in ragione della disabilità, del sesso, dell’età, della omosessualità o della transessualità della persona offesa».
La battaglia, però, non sembra si fermerà qui perché Anna Paola Concia dopo aver ringraziato il gruppo parlamentare del Pd per come ha sostenuto con convinzione questa proposta di legge, ha annunciato che «da settembre il Pd riproporrà di nuovo questa battaglia di civiltà contro le discriminazioni e la violenza, dentro e fuori il Parlamento».
Le uniche voci fuori dal coro nel Pdl sono state quelle di Daniele Capezzone, portavoce del partito, che a titolo personale ha dichiarato che la Camera ha perso un’occasione per dare un contributo positivo al contrasto di ogni discriminazione a sfondo sessuale e quelle di Santo Versace che, motivando il suo voto a favore di questa legge, ha detto «non possiamo tornare ai tempi di Aushwitz».
Molti dei suoi colleghi, però, devono pensarla diversamente se hanno voluto affossare per la seconda volta questa legge che prevedeva un aggravante alle discriminazioni se commesse per motivi di omofobia e transfobia.
Dure le repliche dal mondo gay per questo nuovo appuntamento di civiltà mancato: Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, che già la scorsa settimana aveva promesso, in caso di bocciatura della legge, di rendere nota una lista di cento politici gay omofobi, ha confermato di voler mettere in atto quest’azione; Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, ha annunciato che la comunità lgbt boicotterà alle prossime elezioni politiche quei parlamentari che hanno votato per affossare questa legge; mentre il circolo Mario Mieli ha avvisato che considererà questi politici «moralmente responsabili della prossima vittima di vessazione ed aggressioni».
E forse la dichiarazione che meglio descrive questo voto arriva dalla vicepresidente della Camera dei deputati, Rosy Bindi, che l’ha definito «un voto di inciviltà, che rivela tutta l’ipocrisia della destra». 

Marianna Lepore

 
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