Binetti, l’addio è arrivato

binettipaolaLa candidatura di Emma Bonino per il Partito democratico in Lazio era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso. “O io o lei” sembrava l’ultimatum. E alla fine Paola Binetti, eletta nelle fila del Pd, deve aver capito che avrebbe avuto molto più spazio in un nuovo partito. In quello che sarà la nuova Dc italiana. Così la deputata teodem lascia ufficialmente e approda nell’Udc di Casini.

E’ un addio senza rimpianti perché era impossibile rimanere “in un partito dove si prova ogni giorno a delegittimarmi”. Soprattutto non poteva rimanere nel Pd ed essere obbligata a votare nelle elezioni regionali in Lazio, la sua regione, Emma Bonino.
Oggi invierà la lettera di commiato al segretario del Pd Pierluigi Bersani e al capogruppo Dario Franceschini. Poi da domani siederà sui banchi dei centristi.
Nessuna paura, quindi. La Binetti non lascia la politica, semplicemente trasloca. Una scelta possibile, che permette ai politici di fare un po’ quello che vogliono infischiandosene dei propri elettori. Senza aver nemmeno indossato la nuova casacca, già si augura la sconfitta della Bonino “Mi auguro con tutto il cuore che non vinca”, definendola “un cattivo affare” che si ritorcerà contro il partito.
Paola Binetti assicura di non serbare rancore per nessuno, ma con un piede ancora nel suo vecchio partito già si appella a Marini, Fioroni, Franceschini, Castagnetti, Bachelet, Bobba e a tutti quei cattolici che si sentono a disagio nel Pd. “I tempi per un grande centro sono maturi”,  assicura.
Così il Pd perde altri pezzi dopo l’addio di Rutelli, che ha fondato l’Api, e il trasloco di Enzo Carra e Dorina Bianchi nell’Udc.
L’obiettivo sarà raggiungere il 15-20 per cento delle preferenze alle elezioni, diventare un partito che rappresenti un’anima centrista e in futuro, chissà, allearsi con Rutelli. Non troppo presto, però, perché bisogna essere credibili agli occhi degli elettori. I passi vanno fatti uno per volta.
Dal suo ex partito, intanto Pierluigi Castagnetti dice “a nome della maggioranza dei credenti che restano nel Pd” di essere amareggiato anche se non condivide la scelta. Mentre Arturo Parisi segnala l’incapacità del partito “di farsi luogo di confronto tra persone e sintesi al servizio della decisione politica.”
Rosy Bindi, presidente del Pd, cattolica come la Binetti ma pronta a discutere con chi vede il mondo in modo diverso, è convinta che sia arrivato il momento della riflessione all’interno del partito ma osserva che c’è stato un equivoco da parte della deputata: “Nel Pd non si sta come in un condominio, bisogna fare la fatica di incontrare le idee degli altri”. Fatica che l’ex deputata teodem non ha mai fatto.
L’Arcigay ha accolto con una standing ovation al congresso in corso a Perugia la notizia dell’addio della Binetti, nei cui confronti ha in corso una causa civile per alcune sue affermazioni ritenute “omofobiche”.
Roberto Calderoli, della Lega Nord, fa invece notare che per essere davvero coerente, “la Binetti deve dimettersi da tutti i mandati ricevuti, incluso quello di parlamentare, con i voti del Partito Democratico”.
Ma se tutti i parlamentari seguissero l’invito di “coerenza” del leghista Calderoli, oggi la Camera e il Senato avrebbero molte poltrone vuote.

Pd, Binetti forse lascia

Marianna Lepore

 
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