Pd, Binetti forse lascia

BinettiPDIl nodo delle regionali non è stato ancora sciolto dal Pd. In alcuni casi, come a Bologna, deve ancora scegliere il suo candidato e vorrebbe puntare sul simbolo del partito, Romano Prodi. Nel Lazio ha accettato Emma Bonino, perché non aveva altro da proporre e in Puglia ha accettato la vittoria alle primarie di Nichi Vendola. Mentre il partito gioca le sue carte, Paola Binetti in un’intervista alla ‘Stampa’ afferma che questo non è più il suo partito.

Troppo presto per dire se la deputata teodem lascerà il Partito Democratico grazie al quale (soprattutto grazie a una legge che non consente le preferenze) ha potuto fino ad ora sedere alla Camera. La sua intervista, però, dimostra come nel partito che avrebbe dovuto riportare la sinistra a vincere, qualcosa è andato storto.
Paola Binetti incarna l’ala cattolica del partito, ma sono stati gli stessi cattolici, prima fra tutti Rosy Bindi, a non approvare le sue decisioni di voto in più di un’occasione. L’ultima era stata a ottobre, quando la deputata votò insieme alla maggioranza contribuendo ad affossare la legge contro l’omofobia proposta dalla deputata Paola Concia. Dario Franceschini, all’epoca segretario, disse “C’è un serio problema di permanenza della Binetti. Non votare questi provvedimenti significa non riconoscersi nei valori del Pd”.
La deputata candidamente rispose, giustificando la sua scelta, che per come era formulata la legge le sue opinioni sull’omosessualità potevano essere individuate come reato. La Binetti aveva già attirato critiche proprio per le sue opinioni sui diritti dei gay quando durante una trasmissione affermò che essere gay è un comportamento «molto diverso dalla norma iscritta in un codice genetico, morfologico, endocrinologico» e caratteriologico, affermazioni in netto contrasto con l’interpretazione dell’omosessualità come «variante naturale del comportamento umano» fornita dall’organizzazione mondiale della sanità.
Nonostante in molti dal suo partito contestarono il suo voto e le sue dichiarazioni, il nuovo segretario Bersani non ha fatto nulla per cacciarla. Non ha nemmeno risposto alle domande che lei aveva fatto proprio per scegliere se restare nel Pd.
Ora, con l’intervista a la Stampa, dimostra di essere in totale rottura con il partito, reo di aver candidato alla Regione Lazio Emma Bonino, troppo ribelle per una come la Binetti. «Con la sua candidatura – commenta la parlamentare cattolica – il partito democratico ha abdicato a ogni forma di leadership culturale consegnandosi a quella radicale».
Il Partito democratico si sarebbe consegnato a una cultura estranea “alle stesse ragioni della sua fondazione”. Per questo quasi invita gli elettori laziali a “stare molto attenti a chi consegnano le chiavi della Regione”.
E non esclude di approdare all’Api di Rutelli, soprattutto se avrà successo il progetto di un ‘grande centro’ con l’Udc di Casini. Un soggetto politico forte capace di parlare al Paese.
Verrebbe da chiedersi cosa abbia in comune la Binetti con Casini e Rutelli. Certo sono entrambi cattolici e pronti a fare della propria religione un polo di attenzione per gli italiani indecisi a vita. Ma hanno entrambi una storia personale (Casini) e una storia politica (Rutelli) che con i dogmi cattolici della deputata teodem non hanno proprio nulla in comune. A quel punto, però, non sarà più una gatta da pelare per il Pd. Almeno questo. 

Marianna Lepore

 
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