Berlusconi chiama, la tv comunista risponde

BerlusconichiamaBallaròIeri sera alcuni italiani, stanchi dopo una giornata di lavoro, sono sprofondati sul divano di casa per guardare Ballarò. E in una puntata in cui si parlava di giustizia, del caso Marrazzo e dell’eventuale taglio dell’Irap annunciato, Berlusconi telefona (ormai è diventata un’abitudine) e attacca a tutto campo, con un allibito Giovanni Floris in studio, dicendo “i pm comunisti sono la vera opposizione del nostro Paese”.

Perché ora che anche i giudici dell’appello hanno stabilito che David Mills è un testimone corrotto, allora è ovvio che ci debba essere un corruttore. E se Mills i soldi li ha presi da Berlusconi, non ci dovrebbero essere dubbi su chi sia il corruttore. Ad accertarlo sarà un processo che grazie al continuo cambiamento delle leggi andrà molto probabilmente in prescrizione prima di una sentenza definitiva. Quello che è certo è che il premier ha visto ancora una volta una condanna da parte dei giudici (a suo dire “comunisti”) sul suo impero. Il Berlusconi che si è fatto dal nulla, quello che è riuscito a creare un impero da solo, ora vacilla. Forse sono stati gli amici potenti (si pensi a Craxi che fece approvare la legge Mammì proprio per difendere il monopolio televisivo di Berlusconi) ad aiutarlo nell’impresa. Forse sono state le sentenze comprate o annullate da false testimonianze che hanno permesso la sua crescita. Ora che c’è una nuova sentenza sul caso Mills, uguale alla precedente, sembra difficile continuare ad affermare “non conoscevo Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l’Italia”.
Tra l’altro non si capisce nemmeno perché i cinque figli non siano stanchi di sentire sulle proprie teste giuramenti poi puntualmente rivelatisi falsi.
Berlusconi, ora, si sente accerchiato. Ieri sera, a casa da solo, guardava Ballarò “solo perché sono malato” altrimenti avrebbe lavorato per il bene del Paese. E visto che in studio il ministro della difesa Ignazio La Russa e il ministro della giustizia Angelino Alfano non lo difendono come lui riterrebbe opportuno, telefona e dice “Ho assistito agli interventi degli esponenti della sinistra, in particolare su Mills ho visto il festival delle falsità e della calunnia”.
Il premier è evidentemente irritato e nemmeno risponde a Floris che ribatte “Mi domando quale sia il ruolo dei suoi ministri, visto che sono qui e avrebbero potuto replicare…”
Consapevole del potere televisivo spara numeri a caso sui suoi processi parlando di sé in terza persona. “E solo da quando Silvio Berlusconi è sceso in politica e ha sottratto il potere ai comunisti, lo hanno aggredito con 103 procedimenti ed indagini, con 36 processi. L’hanno messo in più di 2500 udienze. In totale sono 109 i magistrati che si sono occupati di Silvio Berlusconi e del suo gruppo”.
Precisa che ha telefonato Marrazzo solo per informarlo che c’erano delle immagini che lo riguardavano ma “l’ho lasciato libero di scegliere se chiamare i numeri telefonici che gli ho fornito o di fare una denuncia”.

Un cittadino si aspetterebbe che il presidente del Consiglio non diffonda numeri di telefono ma inciti gli italiani a fare denunce contro eventuali ricatti, ma questo dettaglio passa in secondo piano.
Striglia anche il conduttore Floris “la televisione pubblica è pagata con i soldi di tutti e quindi non è sua, Floris”. E quando il giornalista chiede informazioni sulla scarlattina che lo tiene chiuso in casa, il premier risponde stizzito “Se viene a casa mia sarò felice di attaccargliela”.
Poi mette giù il telefono, non c’è tempo per altre domande perché ha detto quello che voleva. Il programma ha sforato, la crisi economica è ancora lì (e il premier aveva prima detto che nessuno al mondo sa quando finirà, quindi possiamo stare tranquilli), il telespettatore è allibito e il premier è ancora a casa, da solo, a smaltire la scarlattina e i suoi guai giudiziari. Chi si occuperà dell’Italia non è dato sapere.

Marianna Lepore

 

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