Da ridere e da piangere

Berlusconi e Minzolini

Ci sono un paio di particolari più terrificanti degli altri nell’inchiesta di Bari sul giro di prostituzione e droga che ha coinvolto anche il Presidente del Consiglio. Uno fa venire da ridere e l’altro fa venire da piangere. Quello che fa venire da ridere è un particolare raccontato da Patrizia D’Addario, la ragazza che ha rivelato di essere stata invitata due volte nella residenza privata del premier.

 Secondo la descrizione di queste visite oltre a lei erano presenti altre 20 ragazze, tanto da farle pensare che sembrava un harem. Berlusconi era pesantemente truccato e questo potevamo immaginarlo. Dopo un pò di chiacchiere la serata continua con la proiezione di più di un ora di filmini di Berlusconi con Bush, al G8, in campagna elettorale. “Una noia mortale” ha dichiarato la ragazza ai giornali, italiani ed esteri. Questo è il particolare che fa venire da ridere. 
Ma come, il nostro amato premier che ci tiene tanto alla sua fama di seduttore invita 20 giovani ragazze a casa e gli fa vedere un’ora e passa di filmino? Ma perché? Era meglio limitarsi alla classica collezione di farfalle, soprattutto se tempestate di pietre preziose come quelle che secondo molte ragazze il premier ama donare alle sue ospiti. Al filmino segue il coro “Meno male che Silvio c’è” cantato dalle ragazze che eseguono anche una breve coreografia con le braccia. 
Siamo a un livello di culto della personalità che imbarazzerebbe persino il “caro leader” della Corea del Nord Kim Jong-Il
Patrizia D’Addario ha dichiarato che le altre ragazze prendevano 500 euro a testa per partecipare alla serata. Ma non sembrano un pagamento sufficiente per doversi sorbire il filmino e il coro.
Il resto della storia è noto, la ragazza ha dichiarato di aver ballato col premier ma di non essersi fermata per la notte, a differenza della volta successiva, in cui dopo il solito filmino, coro e regalini varie lei si ferma per la notte, e registra anche la conversazione in cui il premier le dice di aspettarlo a letto. La mattina dopo fanno colazione insieme, e Berlusconi le promette di interessarsi a quello che lei gli ha chiesto: ottenere i permessi per poter costruire su un terreno di famiglia. Ma la promessa non viene mantenuta e quindi la D’Addario, sentendosi tradita, decide di rivelare tutto. A parte il fatto che un pò se lo doveva aspettare, visto che Berlusconi d’abitudine non mantiene le promesse fatte ai cittadini italiani, e nemmeno a quelli esteri, sembra un pò inutile raccontare questa storia visto che è apparsa su molti siti e su molti giornali e quindi ormai tutta l’Italia dovrebbe conoscerla.
Ma se negli ultimi tempi avete visto solo Mediaset, Rai Uno o Rai Due probabilmente non ne sapete nulla
Il particolare di questa vicenda che fa venire da piangere infatti è il direttore del Tg1 che appare nel telegiornale di prima serata per spiegare il motivo per cui la principale rete pubblica non ha raccontato questa storia ai cittadini che pagano il canone. Il direttore spiega che ipotesi investigative, processi mediatici e semplici pettegolezzi non sono l’informazione del servizio pubblico che lui ha promesso ai telespettatori. 
Viene da chiedersi quale sia il suo concetto di giornalismo. Un concetto evidentemente diverso da quello che ha la stampa libera di tutto il mondo. Un concetto molto diverso da chi pensa che i fatti vadano riferiti, magari senza esprimere opinioni in merito. E l’inchiesta di Bari sul giro di prostituzione e droga è un’indagine della magistratura su ipotesi concrete di reato, non è un ipotesi come se qualcuno si fosse svegliato una mattina per scrivere un racconto fantastico. E le dichiarazioni di Patrizia D’Addario e delle altre ragazze sono dichiarazioni rese ai magistrati e alla stampa, non pettegolezzi del mercato. 
Ma anche se fossero pettegolezzi privi di fondamento nei paesi dove esiste davvero la libertà di stampa i giornalisti riferiscono sempre le storie che possono avere interesse pubblico, esercitando semmai la necessaria cautela se mancano verifiche e certezze. Ma quello che sicuramente non fanno è ignorarle e nasconderle. Perché quello che un politico fa è sempre di interesse pubblico, soprattutto se ha sempre usato l’immagine della sua famiglia felice e la fedeltà alla morale cattolica come strumenti di propaganda elettorale. Oltretutto qui in Italia, dove i fatti vengono sempre presentati come opinioni, bisogna prestare attenzione: il premier, il suo avvocato e i suoi portavoce non hanno esattamente negato che questi incontri siano avvenuti. E perché no? perché non si può negare quello che è dimostrabile con immagini e registrazioni. Quindi, se non si può negare a reti unificate, bisogna nascondere i fatti a reti unificate. E qui ci pensano i dipendenti del premier nella tv privata e pubblica. Perché alla fine è inutile nascondersi dietro un dito. Il direttore del Tg1 è stato nominato dal governo per fare esattamente quello che sta facendo. Qualcosa che si può chiamare in molti modi, ma certamente non giornalismo, e tantomeno informazione del servizio pubblico

Francesco Defferrari

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