Il Pirata non molla

Piratanonmolla250809Titoli e articoli dei giornali erano già pronti e avevano fatto il giro del web: Pirate Bay il sito di scambio di file, dichiarato illegale, chiudeva definitivamente. In giro c’erano già utenti che avevano cercato di scaricare l’archivio completo, per evitare di perdere un patrimonio inestimabile.
Alla fine, la legge non ha vinto: tempo un paio d’ore e il sito più famoso al mondo di file sharing è di nuovo sul web.

Le agenzie di stampa confermavano la notizia, scoprendo, proprio su internet, da siti di social network come Twitter, la veridicità dei fatti.
Ma in fin dei conti basta digitare l’indirizzo giusto per scoprire che il Pirata è ancora lì. Lo avevano annunciato, ma in pochi erano convinti che ci sarebbero riusciti. E invece ecco che si apre una pagina con una maglietta nera su cui c’è scritto “Ho perso mesi di tempo e milioni di dollari per chiudere The Pirate Bay e tutto ciò che otterrò è questa bella t-shirt”, con affetto The Pirate Bay. E non è uno scherzo. Chi ha veramente a cuore la sopravvivenza del sito ora può anche comprare magliette con il classico simbolo del pirata e aiutare i gestori nel pagare la multa che il giudice svedese potrebbe infliggergli: sui 70 mila dollari.
Perché ora il processo intrapreso dall’industria discografica (perso da Pirate Bay in primo grado) va avanti e a questo processo si è sommato quello che nasce da una denuncia delle major di Hollywood, sempre per il reato di violazione del copyright.
Il controllo sulla condivisione dei file in rete è un problema che sta molto a cuore ai politici europei. Non solo la Svezia ma anche la Francia, con Sarkozy, ha provato in più di un’occasione di fare una legge per condannare gli utenti di internet che scambiano file protetti dal diritto d’autore, film, telefilm e musica. Ora invece ci sta provando la Gran Bretagna, dove secondo le statistiche ben sei milioni di utenti della rete scaricherebbero ogni anno illegalmente materiale da internet e proprio questo comportamento starebbe costando alle case discografiche miliardi di sterline di perdite.
Il Guardian, oggi, anticipa che il governo Brown presenterà un disegno di legge che renderebbe illegale il dowloading: la sanzione sarebbe il “taglio della connessione a banda larga” per chi persisterà nello scaricare file.
A non far perdere le speranze agli utenti inglesi c’è sempre l’esempio francese, dove una legge simile è stata dichiarata incostituzionale.

Il problema della legalizzazione del file sharing, però, resta. I primi a chiedere regole migliori sono gli artisti che vorrebbero veder protetto il proprio lavoro.
Un grande passo avanti nella ricerca di una soluzione potrebbe essere fatto se al tavolo delle trattative sedessero persone che hanno una minima cognizione di cosa si parla e di quali sono i problemi. Perché se a discuterne continueranno ad essere soggetti che di internet hanno una conoscenza sommaria e che sono più interessati a difendere gli interesse degli industriali piuttosto che i diritti di compositori e scrittori, è difficile che la legge finale possa metter d’accordo utenti, produttori e case discografiche. 

Peer to peer, Sarkozy ci riprova

Marianna Lepore

  

     

 

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