Oil project: la scuola diventa community

Oilproject_scuolaLa campanella ha ripreso a suonare questa mattina per quasi otto milioni di studenti. Il nuovo anno scolastico si prospetta ricco di mobilitazioni per i tanti tagli, da quelli direttamente operanti sulla scuola pubblica a quelli sugli enti locali, che rischiano di far aumentare di molto i costi a carico di studenti e famiglie. Così già si pensa alle manifestazioni, la prima è prevista per il 7 ottobre con la mobilitazione nazionale degli studenti. C’è una scuola, però, che non costa nulla e che forse riesce a insegnare anche meglio alle nuove generazioni. Parliamo di Oilproject, che proprio grazie a internet corre alla stessa velocità degli studenti.

Nasce tutto nel 2004 grazie ad alcuni ragazzi, all’epoca quattordicenni, che si incontrano in un forum online dedicato alla tecnologia. C’era chi voleva insegnare a usare alcuni programmi, chi non aveva i soldi per pagarsi un corso di informatica, chi creava siti web. Gli è bastato poco per decidere di fondare una scuola non convenzionale in cui ognuno avrebbe potuto insegnare quello che sapeva. 
In sette anni il progetto è cresciuto, tanto da contare oggi fino a 9mila studenti che seguono abitualmente il sito, ma l’idea di base di creare una scuola a costo zero in cui chiunque può diventare insegnante non è cambiata. Oggi, a qualsiasi ora del giorno e della notte, basta collegarsi al sito Oilproject e fare le proprie domande, dare le risposte agli altri o seguire le lezioni già registrate. La scuola che sogniamo noi non costa nulla, dice in modo accattivante il sito, ma il concetto che sicuramente attira molto di più i giovani che seguono con frequenza Oilproject è un altro, Nella scuola che abbiamo in mente noi potrebbe capitarti un professore non laureato: l’importante è che tu stia a bocca aperta ad ascoltarlo.
Sì perché di bocche aperte ad ascoltare i professori durante le lezioni se le ricordano in tanti, ma spesso erano le bocche aperte di chi si era addormentato e non di chi era particolarmente coinvolto dall’argomento. Questa volta, invece, grazie anche allo sfruttamento dell’informatica e di internet si finisce per coinvolgere davvero gli studenti. Una scuola, quindi, a costo zero in cui chiunque può fare domande o dare risposte, come spiega Marco De Rossi – tra i fondatori del progetto – in questa intervista. Poi il sito è cresciuto e dall’informatica si è passati a “trovare le risposte” per qualsiasi altro argomento. Così Oilproject è diventata una scuola di attualità in diretta online in cui è il pubblico, attraverso un sondaggio, a decidere di cosa parlare.  Perché se l’informazione classica ha il grande limite di non essere interattiva e di non riuscire a stare dietro al flusso di domande che arrivano dai lettori, in questo caso le domande sono votate dalla community e i relatori risponderanno proprio a quelle più votate. Non solo, con il passare dei giorni qualcun altro potrebbe avere altri quesiti e altri utenti fornirgli la risposta, in un dibattito continuo quasi impossibile altrove. Una scuola, quindi, capace di affascinare questa generazione che legge sempre meno i giornali ma vuole comunque trovare le informazioni. Il sito si propone anche come primo “YouTube” dedicato alla formazione. Chiunque può registrare e caricare lezioni, ricerche, interventi. L’obiettivo è riuscire entro dieci anni, grazie a tutte queste informazioni raccolte, a combattere il digital divide culturale italiano riuscendo a portare attraverso la rete queste lezioni e informazioni anche nelle zone in cui c’è una scarsa offerta didattica.
Le prossime lezioni in programma sono per questa sera alle 20.50 con un’intervista sulla crisi economica a Michele Boldrin. In questo caso le domande iniziali sono già state scelte, ma finite queste si potrà intervenire in diretta per farne altre. Mentre il 21 settembre sarà la volta dell’intervista a Raffaele Mauro e della sua esperienza alla Singularity University.
Un progetto ambizioso quello di Oilproject soprattutto perché totalmente gratuito per gli utenti. Il programma, infatti, non ha alcun fine se non quello della divulgazione libera dell’informazione. Seguendo quasi alla lettera quello che Robert Pirsig, scrittore e filosofo statunitense, ha sempre sostenuto: «La vera Università non ha un’ubicazione specifica. Non ha possedimenti, non paga stipendi e non riceve contributi materiali. La vera Università è una condizione mentale».

Marianna Lepore


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