Il blog dell’ex detenuto per mafia

MafiaNell’ambito del processo all’ex deputato di Forza Italia Gaspare Giudice (ora defunto), è stato condannato per associazione mafiosa, ed è stato ritenuto il “cervello politico” della cosca che proteggeva la latitanza di Bernardo Provenzano. Nino Mandalà si è sempre detto innocente nonostante fosse stato coinvolto in affari di appalti e speculazioni finanziarie in odor di mafia. A luglio di quest’anno è uscito dal carcere e ha deciso di aprire un blog.

La rete, si sa, è un’arma a doppio taglio, permette di trovare tutto e nulla, di far pubblicità nel bene e nel male. Nino Mandalà è una persona intelligente che il potere della rete l’ha capito subito. L’ex Presidente del club di Forza Italia di Villabate, allontanato nel ’96 dal partito dopo che il figlio era stato condotto in carcere con l’accusa di omicidio, si concede il suo diario online, come fanno molti giovani e meno giovani.
“Mi presento” scriveva il 28 settembre, data ufficiale della nascita del blog, “Sono Nino Mandalà appena uscito dal carcere e deciso a dare testimonianza di un mondo sconosciuto ai più”.
Non stiamo parlando di una persona qualsiasi, ma di un boss potente che si è occupato personalmente della latitanza di Bernardo Provenzano. Il figlio, Nicola Mandalà, arrestato nel febbraio di quest’anno, accompagnò il boss in una clinica di Marsiglia, in Francia, per operarsi alla prostata. Uomini di assoluta fiducia all’interno dell’organizzazione che non temevano il mondo intorno a loro anche grazie ad una fitta rete di rapporti politici.

Il padre di Nicola, Nino Mandalà, è stato scarcerato nonostante, in seguito all’arresto del 1998, sia stato condannato a otto anni in primo grado per associazione mafiosa e adesso è libero di tornare nella sua Villabate, di cui era il capocosca.
Attraverso il suo blog, Nino Mandalà annota il suo “non ci sto” per una condanna che gli sta stretta: la sua e quella di suo figlio, condannato di recente all’ergastolo per l’omicidio Geraci.
La condanna per il figlio non arriva ad una persona incensurata, perché Nicola Mandalà (che nella Grande Mela aveva messo le mani sul fiorente mercato alimentare americano) è già stato condannato a nove anni e quattro mesi per mafia. “Con l’omicidio Geraci non c’entro nulla – ha continuato Mandalà nelle sue dichiarazioni spontanee durante il processo di Appello – quel giorno mi trovavo lì per fare un’intimidazione a un imprenditore, ma non ho ucciso nessuno”.
Mandalà è preoccupato e vuole riavere la patria potestà per vedere di nuovo i figli a cui ha insegnato ad essere buoni. “A mio carico ci sono solo intercettazioni. Io mi sono iscritto a giurisprudenza e ho anche dato due esami perché voglio capire come si possa condannare all’ergastolo una persona sulla base di intercettazioni”.
E ora ci sarà anche il padre, che dal suo blog, difenderà il figlio. Perché la giustizia di cui lui vuol parlare è quella che non è capace di riservare in un angolo del suo cuore la pietà per la sorte di un reo. Nino Mandalà è corretto, davanti al suo lettore dice subito che il suo garantismo non prevede indulgenze nei confronti dei rei le cui responsabilità è giusto che siano punite, ma che è giusto garantire il rispetto delle regole nei confronti dei rei, persino nei confronti del peggiore di essi.
Così con una giustizia che ogni giorno viene distrutta pezzo dopo pezzo dalla politica, ora dalla rete c’è qualcun altro che darà consigli su come migliorarla, mentre i cittadini normali, rispettando la legge, a fatica andranno avanti.

Marianna Lepore

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