Denunciare e negare la verità

Censura su internetSe passerà così com’è anche al Senato e non sarà fermato dal Presidente della Repubblica il decreto sulle intercettazioni può significare la fine della libertà sulla rete. Prevede infatti l’estensione ai blog e siti informatici dell’obbligo di rettifica previsto dalle legge sulla stampa del 1948. “Il direttore o comunque il responsabile di una testata è tenuto a inserire gratuitamente dichiarazioni e rettifiche di soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari alla verità”. 

Già questa legge non era un meraviglioso esempio di libertà di stampa, ma la recente aggiunta “per i siti informatici, le dichiarazioni e le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia a cui si riferiscono” si presta a qualsiasi abuso, perchè viene anche specificato nella nuova legge che le rettifiche vanno pubblicate senza commento. 
Quindi se io scrivo una notizia vera su un abuso commesso da un politico locale, nazionale o da chiunque altro, e la pubblico sul mio sito costui la può immediatamente smentire con un articolo che io sono costretto a pubblicare senza alcun commento, anche se costui sta evidentemente mentendo e io ne ho le prove. Qualsiasi verità così diventa una semplice opinione confutabile, il che è il preciso intento del governo Berlusconi.
Nei giornali era prassi consolidata che le rettifiche fossero pubblicate come semplici lettere e che comunque il giornalista potesse replicare alla rettifica se la riteneva priva di fondamento, ora non potrà più farlo.
I siti web poi, che spesso non hanno alle spalle una grande azienda, o un partito politico, sceglieranno di rischiare da 7500 a 12.500 euro di multa o pubblicheranno tutte le rettifiche? E soprattutto, se un sito diventa noto in ambito locale ma per qualche motivo controverso, cosa impedirà che venga subissato di rettifiche? Il proprietario del sito finirebbe così per perderne la reale proprietà. Metà delle cose che pubblica saranno sue, l’altra metà rettifiche. 
E i politici potenti cosa faranno, creeranno un apposito ufficio per mandare rettifiche ai siti web che parlano di loro?
Saranno obbligati alla rettifica anche Facebook, Youtube, Google? 
Il significato reale di questa modifica alla legge ha un preciso nome: intimidazione.
Giuridicamente potrebbe essere molto difficile sostenere che i blog e i siti appartenenti a privati abbiano un effettivo obbligo di rettifica se non sono testate registrate. Ma la legge servirà comunque come intimidazione, perché ora tutti si chiederanno se vale la pena pubblicare qualcosa di controverso che potrebbe essere rettificato e rischiare pure una multa. 
Il limite di 48 ore rende poi effettivamente molto rischioso pubblicare qualsiasi cosa prima di un weekend o una vacanza. Se qualcuno pretende una rettifica e tu non ci sei, ti becchia la mega multa senza nemmeno accorgertene. 
Italia, giugno 2009, in corsa per raggiungere la Cina e la Corea del Nord per quanto riguarda la libertà sulla rete. 

Il testo del disegno di legge

Francesco Defferrari

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