La rete gratuita che non sopravvive

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La rete è gratis e le persone ormai danno per scontato che sia così. E’ gratis l’informazione in rete, gratis l’utilizzo dei motori di ricerca come Google, gratis i social network come Facebook e i siti che contengono immagini o video come Youtube. E’ praticamente gratis anche scaricare contenuti teoricamente protetti dai diritti d’autore, perché ormai le persone la considerano un’attività non molto diversa dall’ascoltare la radio o guardare la televisione. 

Ma in realtà tutte le risorse gratuite devono pur finanziarsi in qualche modo. E a parte i siti di e-commerce che vendono qualcosa, tutto il resto della rete dovrebbe finanziarsi con la pubblicità. Questo in realtà non funziona per due campi che eppure costituiscono due parti ormai essenziali della rete. Uno è lo scambio di file protetti da diritto d’autore. Musica, film, programmi televisivi. La situazione è dovuta in gran parte alla miopia delle case discografiche, cinematografiche e televisive che si sono fatte superare dalla tecnologia e hanno cercato di combattere lo scambio di file, un’idea impossibile da realizzare. L’unica soluzione sarebbe quindi quella di permettere lo scambio libero di questi contenuti pagandoli in qualche altro modo. Qualcuno proponeva quindi una piccola tassa sulle connessioni, ma in realtà più che gli utenti quelli che dovrebbero pagare i diritti d’autore dovrebbero essere le società che con lo sviluppo di internet hanno guadagnato una montagna di soldi: i produttori di computer, i motori di ricerca, gli internet provider, o semplicemente gli stati, con parte delle tasse pagate da queste società. 
L’altro settore della rete che è gratuito ma non riesce comunque a finanziarsi a sufficienza con la pubblicità è l’informazione, nel senso più ampio del termine. Dai grandi giornali ai piccoli siti privati. I primi in pratica vivono con le vendite e la pubblicità delle edizioni cartacee, ma non riuscirebbero a sopravvivere con la sola pubblicità online. E infatti ora che la pubblicità su carta si è molto ridotta per effetto della crisi i giornali si trovano in tutto il mondo in una situazione difficile. I piccoli siti privati allo stesso modo a meno che non abbiano un numero enorme di contatti non possono sopravvivere con la sola pubblciità. Molti esistono semplicemente per hobby, ma tanti altri sono diventati efficaci e seguite fonti d’informazione. Quale può essere allora la soluzione? In America gli editori dei giornali stanno pensando di mettere a pagamento tutti i contenuti, una scelta che alcuni considerano un vero e proprio suicidio, vista l’abbondanza di informazione alternativa e gratuita. Altri stanno cercando soluzioni diverse, come il finanziamento dei lettori o la trasformazione in Fondazioni senza fini di lucro (un’idea che probabilmente può funzionare solo in paesi dove i finanziatori delle fondazioni stesse non abbiano conflitti d’interesse, quindi difficilmente in Italia).
In Francia è stata proposta invece anche per l’informazione l’idea di una piccola tassa sulle connessioni per finanziare i siti di notizie in proporzione ai loro accessi. Meglio sarebbe se fossero gli stati a pagare l’informazione, non gli utenti. In Italia ad esempio già avviene che il denaro pubblico sia usato per finanziare i giornali. Solo che al momento viene usato per finanziare i giornali cartacei, tra cui diversi giornali di partito che pur avendo un numero molto limitato di lettori riescono a sopravvivere in questo modo. Questi fondi sarebbe più giusto dirottarli sulla rete, ma non è il caso di farci molto affidamento. 
L’alternativa, per i siti d’informazione, è che la pubblicità online abbia una notevole espansione nei prossimi anni, a scapito della pubblicità di altro tipo. In questo caso forse diventerebbe sufficiente anche per finanziare l’informazione. Ma se non accadrà rapidamente i tanti giornali che già sono in agonia potrebbero non arrivare a vedere quel giorno. 

Francesco Defferrari

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