La Francia contro internet

Protesta in Francia contro Hadopi

Perché un governo dovrebbe fare una legge simile? Ci sono varie possibile risposte e nessuna è buona. Perché è ignorante della natura della rete. Perché ha più a cuore gli interessi delle aziende di quelli dei cittadini. Perché vuole utilizzarla per motivi di censura. La legge di cui parliamo è la nuova legge francese contro la “pirateria” su internet approvata dal parlamento francese su grande insistenza del governo Sarkozy

Secondo questa legge chi scarica illegalmente contenuti protetti da diritto d’autore come musica, libri o video riceverà due avvisi che gli intimeranno di smettere e poi avrà una multa altissima e la propria connessione internet sospesa fino a un anno. La legge era già stata bocciata dal Consiglio Costituzionale perché prevedeva che un organo amministrativo, l’Hadopi, potesse prendere provvedimenti contro gli utenti senza processo. Ora non è comunque cambiato molto visto che il provvedimento sarà preso dall’autorità giudiziaria per decreto, senza possibilità di difendersi. Il Consiglio Costituzionale francese è quindi di nuovo l’ultima barriera per fermare la legge, già censurata dall’Unione Europea perché l’accesso alla rete è ormai da considerarsi un diritto fondamentale come la libertà di espressione, e non può essere sospeso. Lo stesso motivo per cui anche Reporters Sans Frontieres, la famosa associazione francese che denuncia gli abusi contro la libertà di stampa nel mondo, ha condannato questa legge, che supera di gran lunga l’immaginazione di parecchi regimi autoritari del mondo. 
Con la legge antipirateria infatti potrebbero essere punite anche persone che hanno solo visitato un sito di download illegale senza scaricare niente, o persone che non hanno “sorvegliato” la propria rete e il proprio computer utilizzati poi da altri per scaricare. Insomma si finisce per criminalizzare un numero enorme di cittadini francesi.
Ma soprattutto tutto questo va contro il principio per cui sono nate le leggi a protezione dei diritti d’autore: create nel corso del 1800 servivano a evitare che editori senza scrupoli pubblicassero abusivamente libri di altri editori senza pagare gli autori. Nel caso del download via internet però manca appunto il fine di lucro. Scaricare è come vedere un film alla televisione o ascoltare la radio e non può essere considerato un reato, perché il fine, il senso dell’esistenza della rete internet è proprio quello di poter copiare e condividere informazioni facilmente, anche musica e video. Se in questo modo non vengono pagati i diritti d’autore a chi li possiede questo è un problema che deve essere risolto non dagli utenti ma dai fornitori di accesso: motori di ricerca e provider internet. Ma ovviamente colpire gli utenti è più facile che farsi la guerra tra diverse industrie. Si tratta di una battaglia sbagliata e priva di senso che sarà alla fine sconfitta, come dimostra anche la crescita dei “partiti dei pirati” nel nord Europa, dove i governi stanno creando leggi sempre più punitive e assurde, mentre in Svezia si scopre che i giudici impegnati nella crociata contro Pirate Bay hanno strane amicizie tra le industrie.
Tra l’altro ci sono anche molti motivi per cui il download è necessario, ad esempio per trovare musica, film o telefilm che in alcuni paesi non sono mai arrivati o che sono impossibili da acquistare. Ma ovviamente se tutto in rete fosse a pagamento, ogni singolo pezzo audio, ogni singolo film, libro o articolo di giornale tutti smetterebbero di usare internet. La rete non può che essere una piattaforma di libera condivisione, i diritti vanno semmai pagati tramite licenze, non dagli utenti ma dai provider e dai motori di ricerca. Le industrie della musica e dei film, strangolate da una crisi che hanno creato loro stesse a causa della qualità scarsa dei loro prodotti più pubblicizzati e superate dalla tecnologia per la loro incapacità di adattarsi, chiedono aiuto ai governi. E molti governi, come quello francese, si vendono volentieri alle major per condurre una battaglia reazionaria contro i cittadini, contro la libertà, la democrazia, contro il presente e il futuro. 

Francesco Defferrari

 

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