Facebook, censura preventiva

Rassegna stanca

Alcuni giorni fa, Facebook ha cancellato l’account di una redazione web, Rassegna Stanca, che riporta e discute le notizie apparse sui media. La colpa sarebbe stata quella di aver invitato gli iscritti del gruppo a discutere un editoriale apparso sul quotidiano cattolico Avvenire, in riferimento a quello che ha detto il Papa in Africa su Aids e preservativi. 

La motivazione data da Facebook? “Questo comportamento può infastidire altri utenti”. La redazione ha quindi proclamato per protesta uno sciopero virtuale di alcuni giorni e ha poi riattivato il suo account, perdendo tuttavia tutte le news e gli iscritti precedenti alla cancellazione. Lo strano avvenimento fa sorgere alcune domande. 
Magari Facebook si è preso paura per l’emendamento D’Alia, il contestantissimo provvedimento che prevede la possibilità di oscurare i siti web per “apologia di reato”. O forse è successo per caso perché il moderatore di turno era un cattolico integralista. O chissà, magari il moderatore è solo un programma che elimina le discussioni potenzialmente scomode per parole chiave. In tal caso, meglio stare attenti a non scrivere troppe volte “Papa” e “preservativo”. 
Ma in realtà Facebook è un sito privato e le sue condizioni d’uso specificano chiaramente che può cancellare chiunque, quando vuole e per qualsiasi motivo. Anzi è noto che spesso gli account vengono cancellati, anche senza motivazioni apparenti (sospettiamo sempre del programma che controlla le parole chiave e probabilmente di tanto in tanto sbrocca). 
Però certo, è interessante notare come in Italia nessuno si preoccupi troppo di censurare siti o gruppi più o meno neonazisti, sostenitori dei mafiosi e compagnia bella, mentre questo è già il secondo caso, vedere la vicenda del forum dell’Aduc, in cui gli attacchi al Vaticano hanno portato una censura immediata. Strano, no?
 
Francesco Defferrari 
 
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