Il Potere che censura la Rete

censura

E’ storia di questi giorni la repressione, sempre più violenta, che sta prendendo il sopravvento in Iran. Proprio in quel Paese, dove la comunicazione con il mondo esterno diventa sempre più complicata, è il web a permettere la diffusione di foto, video, emozioni. Così il potere cerca di censurare e bloccare. A breve, probabilmente, avremo in Iran quello che già avviene in Cina.

Nella Repubblica popolare la censura non è una novità, è la norma. Ed è talmente normale che non si stupisce più nessuno se una notizia da quelle parti non arriva proprio, bloccata precedentemente da chi controlla. Purtroppo la situazione, tra tre giorni, potrebbe addirittura peggiorare. 
La notizia è stata data in anteprima l’8 giugno dal Wall Street Journal e subito in rete sono scoppiate le proteste. Perché quello che apparentemente potrebbe sembrare un tentativo bacchettone di controllo su internet, per molti osservatori occidentali, invece, è un tentativo per fare piazza pulita di siti e blog di critica al governo.
I vertici si sono subito affrettati a spiegare cosa succederà: è obbligatoria l’installazione, non l’attivazione, che dunque sarebbe facoltativa, eppure sembra difficile che una volta installato il sistema non venga attivato. Ma non finisce qui. Una società californiana ha, infatti, sostenuto che il software di Green Dam utilizza algoritmi e intuizioni non originali, e dunque meriterebbe un’azione legale.
Il filtro anti-porno utilizzato, poi, potrebbe minacciare il funzionamento dei pc di ultima generazione, addirittura esponendoli a virus o incursioni degli hacker. Un dettaglio che non è proprio un buon biglietto da visita per il programma.
Così si stanno già organizzando varie proteste e, tra queste, ci sarebbe anche quella del geniale artista Ai Weiwei, che ha invitato gli utenti di internet a boicottare l’entrata in servizio di Green Dam facendo uno sciopero del web il 1° luglio. 
Le reazioni maggiori sono arrivate dagli Stati Uniti in cui si trovano la maggior parte dei produttori di computer che dovranno adattare i nuovi dispositivi e, da tempo, stanno studiando le nuove regole per adattarle ai propri pc. Nel frattempo Susan Stevenson, portavoce dell’ambasciata americana a Pechino, ha fatto sapere che l’ambasciata sta studiando le nuove regole per valutare l’impatto che potrebbero avere. 
Certo il nuovo programma non cambierà di molto le abitudini dei tanti cinesi che usano internet. Da sempre, infatti, la Cina controlla la Rete con un sistema di filtro chiamato Great Firewall, che blocca l’accesso ad una serie di contenuti, dalla pornografia ai siti con orientamenti politici diversi dal governo. Tra questi siti sono inclusi anche quelli che sostengono l’indipendenza del Tibet e il gruppo spirituale Falun Gong.  
Come andrà a finire? Non resta che aspettare il 1 luglio per scoprire quanto la censura avrà allungato le mani sulla bocca della rete.

China squeezes pc makers by Loretta Chao da The Wall Street Journal

Marianna Lepore

{sharethis} 


 

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>