Verità di Stato

Aeroporto di Torino Caselle, ore 8. Ai viaggiatori che si apprestano ad effettuare i controlli necessari per imbarcarsi, viene consegnato un gentile omaggio: una copia del Giornale, il quotidiano milanese fondato da Indro Montanelli nel 1974 e di cui Silvio Berlusconi  nel ’79 diventò socio di maggioranza, salvo poi cederne la proprietà al fratello Paolo nel 1990,  dopo che la legge Mam aveva proibito la possibilità per un editore di avere contemporaneamente il controllo di un canale televisivo e di un quotidiano.
I lettori perdoneranno un breve excursus in un passato non troppo remoto per ricordare che fu proprio nel 1994, anno che segnò l’ingresso in politica del nostro attuale presidente del Consiglio, che si verificò la “rottura insanabile” che portò Montanelli ad abbandonare il quotidiano da lui diretto, a cui vent’anni prima aveva dato vita. Il giornalista non aveva accettato l’irruzione di Berlusconi (Silvio) che, a sua insaputa, si era presentato nel bel mezzo di un’assemblea dei redattori, chiedendo loro l’appoggio esplicito del Giornale nel corso della campagna elettorale che la neonata Forza Italia si apprestava ad affrontare.

Ma torniamo a stamattina, all’aeroporto di Torino. Nulla di strano nel fatto che un quotidiano venga distribuito gratuitamente ai passeggeri: a volte sono le stesse compagnia aeree ad offrirli, così come accade spesso nei treni di trovare copie omaggio del Corriere della Sera. La distribuzione gratuita del Giornale all’aeroporto torinese rientra nell’ambito dell’iniziativa ‘Vola con il Giornale del Piemonte’, che ha l’obiettivo di promuovere il dorso piemontese della testata. Ma, nei giorni in cui si sta consumando una vera e propria guerra a colpi di scoop e rivelazioni tra il premier e un quotidiano, “Repubblica” – che ha osato puntare il dito contro aspetto poco chiari di una vicenda che lega il nome di Berlusconi a quello di una ragazzina appena diciottenne –  la distribuzione a tappeto del ‘Giornale di famiglia’ assume una valenza particolare.

Se non si vuole a tutti i costi pensare male, la si può vedere come una delle tante iniziative di marketing editoriale per promuovere una testata, in programma magari da tempo e non inventata a tavolino da un giorno all’altro. Ma anche se fosse così, fa uno strano effetto vedere centinaia di viaggiatori che portano sottobraccio un’unica ‘verità’ (anche perché per chi non l’avesse fatto prima di superare i controlli, era praticamente impossibile riuscire ad acquistare un altro giornale prima di imbarcarsi).
 
L’apertura della prima pagina del “Giornale” di oggi riporta infatti la solita foto al mare di Noemi Letizia – la ragazza protagonista della misteriosa vicenda – con il suo ex, Gino Flaminio, che domenica, in un’intervista pubblicata sul quotidiano diretto da Ezio Mauro, aveva contraddetto le confuse dichiarazioni sulla faccenda rilasciate dallo stesso Berlusconi e dalla famiglia della diciottenne. Accanto alla foto, il titolo d’apertura recita La vera storia dell’ex di Noemi e il sommario parla, riferendosi al ragazzo di “rapinatore, picchiatore di poliziotti …. Al centro della prima pagina, titolone sulle dichiarazioni dei figli di Berlusconi, che con un deciso “Orgogliosi di papà”, rispondono al leader del Pd Dario Franceschini, che, durante un incontro aveva chiesto agli elettori, riferendosi al Cavaliere “Fareste educare i vostri figli da uno così?”.

Attraverso quello che, se non nella forma, nella sostanza può definirsi il “suo” Giornale, il Cavaliere smonta la credibilità del ‘testimone’ di “Repubblica” e da’ voce alle dichiarazioni dei suoi figli, (risentiti e offesi, anche se Franceschini non li ha mai chiamati direttamente in causa). Ma, in questo modo, aggira solamente l’ostacolo, butta fumo negli occhi, per non rispondere alle dieci domande che “Repubblica” continua, ogni giorno a porgergli. Questa è l’unica ‘verità’ che sa offrire, gridata a gran voce dagli organi di informazione da lui controllati, ma fatta di sotterfugi, deviazioni, scorciatoie. La verità invocata da “Repubblica”, dalla stampa estera e da tanti italiani, fatta di chiarezza, onestà, senso di responsabilità, è sempre più lontana e, molto probabilmente, non arriverà mai.

Letizia Cavallaro

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