Times, dal 2010 in rete a pagamento

TimesapagamentoRupert Murdoch, patron di News Corporation, non ha perso tempo e dopo la svolta digitale del Wall Street Journal ora ecco quella per il Times: il celebre quotidiano britannico dal 2010 sarà disponibile online solo a pagamento. James Harding, editore della storica testata, ha confermato che dalla prossima primavera verrà stabilito un tariffario digitale per l’abbonamento e l’acquisto giornaliero.

Così se ora il Times Online ha una selezione di articoli presenti sulla versione cartacea, adottando quindi la stessa politica dei nostri quotidiani online, in futuro i contenuti gratuiti si ridurranno sempre di più mentre quelli a pagamento saranno aggiornati in tempo reale. Non è detto, però, che con il Times si possano avere gli stessi esiti positivi ottenuti con il Wall Street Journal, perché anche le differenze di entrate sul cartaceo sono molto diverse tra i due colossi. Nel caso del WSJ si ha a che fare con circa 2 milioni di unità mentre per il Times si è a 690mila.
Il Times, però, è deciso nella sua strada e annuncia già che il prezzo per la versione web sarà uguale a quello per la versione cartacea, 90 pence (circa un euro) che renderanno accessibile il sito per 24 ore. Ma perché decidere di intraprendere questa strada? Perché la pubblicità non rende più. “Ritenevamo che la pubblicità ci avrebbe sostenuto. Ma questa gente fa shopping guardando le vetrine senza entrare nei nostri negozi”,  ha detto James Harding, annunciando la notizia alla stampa. L’editore del Times ha anche detto che solo 500mila visitatori tra i 20milioni abituali del sito hanno sviluppato un reale attaccamento al quotidiano digitale. A questo punto, quindi, è necessario correre ai ripari.

Resta però una domanda: ora che il Times farà la sua svolta a pagamento su internet, che cosa succederà ai suoi diretti competitor come il Guardian e The Independent? Decideranno di seguire l’esempio del servizio a pagamento o continueranno nella versione gratis? La posta in gioco è interessante, perché in Spagna qualche anno fa quando El Pais passò a pagamento, i lettori si riversarono in massa sul concorrente El Mundo.
In tutto questo a beneficiarne potrebbe essere proprio il sito della Bbc, rete pubblica, che non potrà far pagare i suoi contenuti visto che è finanziata dal governo.
Intanto in Italia arriva il rapporto annuale sui consumi mediatici del Censis che evidenzia come nel nostro paese tra il 2007 e il 2009 ci sia stata un’espansione dei mezzi gratuiti a scapito di una frenata di quelli a pagamento. L’inversione di tendenza vale tanto per chi legge un quotidiano una sola volta a settimana quanto per i lettori abituali. E con questi dati sembra difficile che, almeno nel nostro paese, l’informazione online a pagamento riesca ad avere successo.

L’informazione si pagherà
New York Times, presto in rete a pagamento

Marianna Lepore

 


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