Un taglio all’informazione libera

tagli informazioneI governi non hanno mai particolarmente amato la stampa perché il giornalismo libero può dare molto fastidio semplicemente raccontando la realtà. E l’Italia negli ultimi mesi è stata un buon esempio di come si possa uccidere il giornalismo. Pochi giorni fa la commissione di vigilanza Rai approvava una par condicio da applicare 30 giorni prima delle elezioni. Nel frattempo il governo non consentiva la proroga dei “contributi pubblici all’editoria”, cancellando così oltre 100 testate.

Non c’è stato nemmeno il tempo di discutere di questo taglio perché il Governo ha posto la fiducia al Senato sul provvedimento. Perché non si fida della sua maggioranza. E perché senza fiducia ci sarebbe stato dibattito e, probabilmente, anche delle modifiche. Quindi nessun rinvio al 2012 dei tagli al settore dell’editoria. I tagli partono subito.
Al governo non interessa minimamente “tutelare la vita delle testate no profit, delle cooperative, dei giornali locali, di partito e delle comunità linguistiche”, come ha detto il senatore del Pd Vincenzo Vita.
Oltre 4.000 lavoratori finiranno in mezzo alla strada, ma non è colpa del governo, assicura il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti. E’ colpa della “situazione reale dell’economia”. E se c’è crisi bisogna fare sacrifici. Ma non ci saranno rischi per i piccoli giornali, assicura il sottosegretario. “Bisogna andare avanti con il sistema della “torta”: quando in una famiglia i soldi diminuiscono, si tagliano per tutti fette più piccole, in maniera il più possibile proporzionale. Come si fa in tutti i settori, in tutti i Paesi, ma ciò non significa che non si ami più l’editoria. Anzi, in questo modo la si difende”.
La sua dichiarazione è stata definita “sconsiderata e irresponsabile” dal presidente della Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana), Roberto Natale. Perché quei finanziamenti non sono “il dessert, ma il pane quotidiano per andare avanti”. Quindi il taglio equivale alla chiusura per le testate piccole. Certo non tutti i politici condividono la linea approvata al Senato. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha sollecitato il ministro dell’Economia a risolvere il problema. Già a dicembre, però, Tremonti aveva assicurato, parlando in vivavoce al telefono con Fini che aveva di fronte alcuni direttori di giornali, che si sarebbe trovata una soluzione per i fondi tagliati nella finanziaria 2010. A tutt’oggi i fondi non si sono trovati. Semplicemente perché conviene zittire l’informazione.
Palazzo Chigi ha quindi annunciato un taglio ai contributi di circa il 20% sui fondi del 2010, che saranno erogati secondo un nuovo regolamento da stilare in estate dopo gli Stati generali dell’Editoria, convocati per giugno.
E se non dovesse cambiare nulla, alla fine dell’anno delle 92 testate finanziate dal fondo ne resteranno in piedi sì e no la metà, azzarda qualche addetto ai lavori. A pagarne direttamente le spese saranno quotidiani come l’Unità e il Manifesto e le piccole realtà editoriali.
Tutta colpa del decreto Tremonti n. 112/2008 che ha abolito il diritto soggettivo. Grazie a quella regola ogni testata accedeva a una somma stabilita in base a dei criteri certi e poteva usare quella cifra anche come garanzia sui prestiti bancari, pur non avendola ancora intascata. Ora, eliminando il “diritto soggettivo”, si stabilisce solo a fine anno quanto sarà grande la “fetta” di “torta” da dividere. Perché prima di allora il governo non saprà quanti soldi avrà e non conoscerà il numero di soggetti tra cui dividerla. Non sarà quindi una voce da poter inserire in bilancio. E per quei giornali che non hanno altri finanziamenti significa chiudere, inesorabilmente. Cinque testate, secondo il segretario della Fnsi, potrebbero addirittura essere costrette a farlo nei prossimi giorni.
Non è, però, un problema del governo. Lo stesso che ha finanziato i decoder per il digitale terrestre con una manovra che serviva solo a salvare una televisione privata, lo stesso che spende per finanziare una guerra che dovrebbe esportare democrazia. Non è un problema del governo, perché mettere a tacere l’informazione, di parte o meno, significa garantirsi lunga vita.

Marianna Lepore

Ordina libri, cd, dvd su Ibs e sostieni il sito

      

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>