Indietro tutta, si può parlare

bavaglioelezioniSe ci eravamo rassegnati a una campagna elettorale con il bavaglio in cui si parla di politica solo nei telegiornali, quindi con il bilancino delle frasi, e si finisce per non fare informazione, ecco che dal Tar del Lazio è arrivata la sospensione del regolamento varato dall’Authority per le garanzie nelle comunicazioni che disciplinava la par condicio e di fatto eliminava qualsiasi dibattito dai canali televisivi pubblici o privati.

Il Tar del Lazio ha quindi accolto la richiesta di Telecom Italia Media (La7) e di Sky Italia di sospendere il regolamento approvato dall’Agcom per le tv private nazionali che vietava i dibattiti politici fino al voto. In realtà il regolamento non vietava esplicitamente i talk show, ma era talmente stringente per tempi e ripartizioni, da avere come naturale conseguenza lo stop negli ultimi 30 giorni di campagna elettorale di ogni confronto politico. 

L’unica conseguenza certa in queste settimane di censura è stata la totale assenza dei programmi politici dei vari candidati dal dibattito. Se si chiede a un elettore più o meno istruito già è tanto sentire dalla sua bocca i nomi dei candidati, figurarsi sapere cosa propongono.
La questione, adesso, riguarderà anche la Rai. Ed è stato il presidente Paolo Garimberti a dirlo convocando in seduta straordinaria su questo punto il cda per lunedì 15 marzo alle 12.
Il consiglio dovrebbe riammettere i talk show se non altro per non creare una disparità con le televisioni private. “La sospensione del regolamento Agcom è una chiara bocciatura della norma-bavaglio imposta dalla destra in commissione di vigilanza Rai”, sottolinea Paolo Gentiloni del Pd.
E non è l’unico a pensarla in questo modo. Il presidente della Commissione di Vigilanza, Sergio Zavoli, ha dichiarato «Voglio credere che la Rai, a questo punto, decida di rivedere la scelta di applicare nella versione più restrittiva il Regolamento approvato dalla Commissione di Vigilanza ripristinando i programmi di approfondimento». Zavoli ha poi proposto il mantenimento dei talk show nelle reti Rai senza la presenza di politici. Anche il segretario della Fnsi (federazione nazionale della stampa), Franco Siddi, si è augurato che ora ripartano i talk show in Rai. Il Tar, secondo quanto Siddi ha dichiarato, è intervenuto d’urgenza per sanare uno squilibrio. Le trasmissioni di approfondimento delle tv private non possono, infatti, essere assoggettate a vincoli che ne determinino soppressione o divieto di trattare temi a contenuto politico. Ma se questo squilibrio è stato sanato grazie alla sentenza del Tar, ora se ne apre un altro. “Se il provvedimento dell’AgCom aveva messo sullo stesso piano, con i medesimi condizionamenti, il servizio pubblico e le tv private, ora è la Rai a sopportare tutto intero questo sbilanciamento inaudito.”
E se Paolo Gentiloni, del Pd, dichiara che «Quella norma era in contrasto con la legge sulla par condicio, che distingue chiaramente tra programmi di informazione e tribune elettorali e violava apertamente la sentenza 155 della Corte Costituzionale» c’è chi, invece, dalla maggioranza già pensa a come cambiare le regole della par condicio, subito dopo il voto. Maurizio Gasparri, senatore del Pdl, ha già annunciato che “Subito dopo le elezioni vanno varate norme nuove che garantiscano il pluralismo, ma che superino una normativa che crea rigidità eccessive e che apre la strada a un contenzioso interminabile”. 

Quali saranno gli effetti immediati della sospensione dell’articolo 6 comma 2 del regolamento Agcom per le Regionali 2010? Le tv private nazionali potranno mandare in onda programmi di informazione, come Matrix o Tetris, ovviamente con criteri di parità tra i soggetti politici, senza però una ripartizione del tempo tra tutte le liste presentate in almeno un quarto dell’elettorato.
Quindi si potrà, ad esempio, vedere un faccia a faccia tra Emma Bonino e Renata Polverini o tra Mercedes Bresso e Roberto Cota e finalmente parlare di programmi elettorali.
La domanda, però, che resta nell’aria è se la campagna elettorale che si sta svolgendo nei telegiornali sia regolare. E soprattutto perché questo accanimento di controllo e censura si sia applicato solo alle televisioni nazionali, non alle locali, non alle radio.
A pochi giorni dalle elezioni ora, però, c’è forse un piccolo spiraglio di luce in fondo al tunnel.

Marianna Lepore

 
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