Italia in caduta libera

Reporters Sans Frontieres 2009Oggi è stato pubblicato il rapporto 2009 di Reporters sans Frontieres sulla libertà di stampa nel mondo. E l’Italia è scesa dal 44° al 49° posto, la peggiore nazione dell’Europa occidentale e in condizioni peggiori rispetto a molti stati dell’Europa orientale, dell’Africa e del Sud America. Il motivo è ovviamente il controllo di una gran parte dei media da parte del presidente del consiglio in carica e il suo continuo tentativo di intimorire e censurare quelli che non controlla.

Oltre a questo la libertà di stampa in Italia soffre ovviamente anche per le minacce della criminalità organizzata: diversi giornalisti italiani, come Roberto Saviano, Pino Maniaci Lirio Abbate, beneficiano di qualche forma di protezione perché sono stati minacciati di morte da una delle potenti organizzazioni mafiose italiane. Criminalità e governi sono le principali minacce per i giornalisti nel mondo, anche perché troppo spesso le due organizzazioni si confondono l’una con l’altra. 
Intanto se Usa e Regno Unito sono risaliti al 20° posto ora che sono finiti i tentativi di Bush e Blair di pilotare l’informazione a proprio beneficio, oltre all’Italia ci sono altre nazioni occidentali che non se la passano molto bene.
La Francia è scesa al 43° posto a causa dell’approvazione di una legge per proteggere i diritti d’autore, l’Hadopi, degna delle peggiori dittature, e da una serie di contestati provvedimenti giudiziari contro la stampa. La Slovacchia crolla dal 7° al 44° posto dopo una legge sulla stampa che prevede un controllo diretto del ministro della cultura e un obbligo di rettifica automatica. Al 44° posto si trova anche la Spagna, dove la situazione della libertà di stampa nei Paesi Baschi è particolarmente grave sia per minacce ai giornalisti da parte dell’Eta che per chiusura di giornali considerati filo-separatisti da parte del governo, e dove in altre regioni alcuni giornalisti che investigavano su casi di corruzione sono stati minacciati. La Bulgaria, non a caso fonte d’ispirazione del nostro premier, ha il dubbio primato di essere la peggiore nazione dell’Europa Unita per libertà di stampa, un 68° posto dovuto alle continue intimidazioni contro i giornalisti sia da parte del potere politico che dalla criminalità organizzata. Croazia e Turchia, candidate ad entrare in Europa, crollano al 78° e al 122° posto dopo diversi casi di censura, pestaggi e omicidi di giornalisti. 
“E’ preoccupante vedere democrazie europee come la Francia, l’Italia e la Slovacchia scendere nella classifica anno dopo anno – ha dichiarato il segretario di Reporters Sans Frontieres, Jean-Francois Julliard – l’Europa dovrebbe essere un esempio per le libertà civili. Come si possono condannare le violazioni dei diritti umani all’estero se non ci si comporta in modo irreprensibile a casa propria?”. L’Unione Europea purtroppo sta dimostrando una totale incapacità di imporre ai paesi membri uno standard democratico che sia sostanza e non soltanto apparenza. Di questo passo ci si avvia verso un Europa unita soltanto dalla volontà dei governi di mettere a tacere la stampa, svuotare di significato la democrazia e calpestare i diritti umani. 
Drammatica la situazione in Russia, 153° posto e in caduta libera, dove l’omicidio di Anna Politkovskaya e di altri giornalisti e attivisti per i diritti umani sono ancora impuniti. Pessima la situazione anche in Israele, sceso alla 93° posizione, 47 posti in meno rispetto al 2008. Durante l’operazione Piombo Fuso nella Striscia di Gaza 20 giornalisti stranieri sono stati feriti dall’esercito israeliano, 3 uccisi ed è stato fatto di tutto per mettere a tacere il rapporto Goldstone che accusa Israele di crimini di guerra. Anche nel territorio israeliano 5 giornalisti sono stati arrestati e 3 imprigionati, spesso al di fuori di ogni legge. 
L’Iran, dopo la spietata repressione contro l’opposizione e gli arresti di massa di giornalisti e blogger, scende in fondo alla classifica insieme agli stati dove la libertà di stampa è praticamente inesistente e decine di giornalisti si trovano in prigione senza accuse precise: Cina, Laos, Cuba, Birmania, Corea del Nord, Turkmenistan, la Somalia e l’Eritrea, le due nazioni da cui spesso fuggono i profughi che l’Italia rimanda in Libia

Francesco Defferrari

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