Democrazia, l’ultima occasione

RsfcontroddlintercettazioniIl 31 Maggio il ddl sulle intercettazioni telefoniche inizierà il suo iter al Senato dove, dopo l’approvazione già ricevuta alla Camera, potrebbe essere approvato in tempi brevi come sperano gli esponenti del Pdl. Non è però solo l’opposizione e il mondo giornalistico ad essere contrario a questa legge che aiuterà solo a difendere ancora di più i potenti. Dall’estero si sono alzate diverse voci contro questo provvedimento: l’ultimo appello arriva da Reporter senza frontiere.
La giornata di lunedì è definita come “l’ultima possibilità” per i senatori di bloccare questa legge che vieta la pubblicazione di qualsiasi notizia fino alla fine dell’inchiesta e l’inizio del processo penale, quindi, con i tempi italiani, non prima di 3 o 4 anni. Ma Reporters Without Borders non si ferma qui e sollecita i senatori a “non diventare complici di una legge repressiva, totalmente incompatibile con gli standard democratici europei che i parlamentari dovrebbero incarnare e garantire”.  In gioco, infatti, non c’è solo l’esercizio democratico nel nostro Paese o la reputazione dell’Italia all’estero (ormai a livelli molto bassi) ma anche il messaggio che questa legge darebbe ad altri paesi. Reporter senza frontiere non usa mezzi termini per dire che se l’Italia, un paese membro dell’Unione Europea, dovesse approvare questa legge, allora manderebbe un segnale disastroso ad altri paesi e incoraggerebbe le dittature a usarlo come modello per ridurre la capacità investigativa della stampa locale con conseguenze ancora più drammatiche. La posta in gioco è molta alta perché l’unico obiettivo pratico di questa legge è quello di impedire qualsiasi giornalismo investigativo. E visto che spesso grandi indagini sono partite grazie a inchieste giornalistiche, di fatto, si finirebbe con il voltare definitivamente le spalle al popolo, in favore di pochissimi intoccabili. Trascrivere le intercettazioni, infatti, è nel pubblico interesse. E la gran parte delle inchieste giornalistiche degli ultimi anni non sarebbero arrivate sulle pagine dei giornali se questa legge fosse già stata in vigore.
Questa maggioranza, però, sta cercando di far passare il ddl sulle intercettazioni come un provvedimento di cui il cittadino comune ha un gran bisogno perché potrebbe essere l’unico modo per evitare che le conversazioni con l’amante arrivino alla moglie. Umberto Eco lo scrive chiaramente in un articolo pubblicato sull’Espresso, in cui spiega come Berlusconi stia modificando lentamente, passo per passo, le istituzioni. Una lentezza che alla fine fa sembrare quasi naturali i cambiamenti e fa credere a tutti che questi provvedimenti possono veramente servire al cittadino comune. Così se il prezzo da pagare per non vedere le proprie conversazioni intercettate (a quanti di noi è successo?) è che non venga intercettata la conversazione di un potente corrotto o di un mafioso in servizio permanente effettivo, ebbene, la nostra privatezza avrà bene un prezzo.

Da lunedì, il disegno di legge sulle intercettazioni sarà in aula, quindi, e diversamente da quanto annunciato, al momento non è previsto il voto di fiducia che blinderebbe il testo. L’opposizione così si prepara alla battaglia. La presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, riferendosi al ministro Alfano, ha dichiarato: “Se Berlusconi avesse un ministro vero piuttosto che un portaordini e consiglieri che fossero innanzitutto parlamentari piuttosto che avvocati difensori, l’Italia avrebbe già una buona legge sulle intercettazioni, magari condivisa.”
La legge però non c’è ancora e quella che sarà approvata non sarà condivisa. Lorenzo Del Boca e Enzo Iacopino, presidente e segretario dell’Ordine dei giornalisti hanno commentato “sul decreto intercettazioni si può certamente fare di più”. E hanno ricordato che in passato, è vero, ci sono state irresponsabili violazioni della privacy di indagati e arrestati, ma sono stati casi sporadici e occorre evitare che questo diventi un alibi per provvedimenti punitivi nei confronti non dei giornalisti, ma dei cittadini privati del diritto di sapere.
Stessa opinione anche per il Segretario generale e il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi e Roberto Natale che hanno definito “del tutto insufficienti le modifiche al ddl Alfano”. E hanno ricordato ai politici che “conoscere i fatti è un diritto vitale irrinunciabile per una corretta democrazia”.
Forse, però, l’Italia si sta lentamente dirigendo verso la dittatura.

Last chance for senators to block ban on publishing phone taps da Reporters Without Borders 

La petizione online contro la Legge Bavaglio

Marianna Lepore

    

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