Re Abdullah grazia la giornalista

ReAbdullahEra stata condannata a 60 frustate perché aveva partecipato a uno show televisivo durante il quale un uomo aveva parlato delle sue esperienze sessuali. Rozanna al Yami è stata la prima donna a subire una sentenza così dura. La notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo e questa mattina il Re Abdullah Bin Abdul Aziz ha annullato la sentenza emessa dalla Corte Saudita.

Il sovrano ha voluto mandare un altro segnale ai suoi sudditi contro la pratica della flagellazione, che è tanto cara alle corti islamiche del suo Regno.
La giornalista, appena 22enne, non aveva voluto fare appello alla sentenza. Aveva commentato che quella ricevuta era “una condanna per tutte le giornaliste” ma aveva paura che un nuovo processo  potesse portare solo pene più severe. 
La condanna era subito sembrata spropositata al mondo internazionale anche perché la al Yami, che si è sempre difesa affermando di non aver partecipato a quella puntata specifica, non avrebbe comunque potuto sapere cosa l’ospite in studio avrebbe poi raccontato. Mazen Abdul Jawad, questo il nome dell’uomo, aveva descritto nei particolari la sua vita sessuale e per questo è già stato condannato a inizio ottobre a cinque anni di prigione e 1000 frustate perché, in base alla sharia (la severa legge coranica in vigore in Arabia Saudita), il suo comportamento era stato giudicato “immorale”. Non solo, la condanna era arrivata anche per tre suoi amici che avevano partecipato al programma ed erano stati condannati a due anni di carcere e 300 frustate ognuno.
La trasmissione aveva suscitato l’ira di migliaia di conservatori sauditi e a inizio agosto le autorità avevano annunciato la chiusura della sede di Ryad della televisione libanese. Poi, pochi giorni fa, il tribunale aveva inflitto 60 frustate alla giornalista come “deterrente”. Rozana al Yani è stata la prima donna a ricevere una sentenza del genere nel regno saudita, culla del wahabismo, la dottrina più intransigente dell’islam sunnita.
La condanna “per il solo fatto di essere dipendente dell’emittente” era stata definita “brutale, inumana e ingiusta” dalla Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj). “È indice di noncuranza per la libertà di espressione e per un giornalismo libero. – aveva denunciato la Federazione – Dimostra, inoltre, come l’Arabia Saudita sia fuori dal mondo moderno”.
Non è la prima volta che re Abdullah interviene per bloccare simili sentenze. Già nel Novembre 2007, il re aveva bloccato l’applicazione di una sentenza di 90 frustate su una vittima di stupro colpevole di essere da sola in macchina con un uomo non della famiglia poco tempo prima di subire violenza.

Marianna Lepore


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