La fame non fa notizia

MSFcrisidimeticatedaimediaPrima ancora che dare le notizie i giornali devono vendere e i telegiornali attirare i telespettatori: è questo il vero problema dell’informazione, soprattutto di quella italiana. Così troppo spesso si raccontano sempre le stesse cose e quello che accade nel mondo non occupa nemmeno lo spazio di una breve da cinque righe. È questa l’implacabile fotografia di Medici Senza Frontiere nel rapporto annuale “Le crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2009”.

Il sistema globale dell’informazione sembra essersi assopito tanto da non dare più le adeguate gerarchie alle notizie. Lo dice chiaramente il rapporto di MSF (realizzato dall’Osservatorio di Pavia) che, per la prima volta, diventa anche un libro pubblicato da Marsilio Editori e costruito con le testimonianze di giornalisti ed esperti dei diversi settori. 
L’analisi è un vero e proprio pugno in faccia perché i numeri fanno capire a chiunque di cosa stiamo parlando. Nel 2009 le notizie dedicate alle crisi umanitarie nel mondo sono state solo il 6% del totale ed è un dato allarmante visto che per circa il 70% dei residenti in Italia lo strumento di formazione delle opinioni sono i telegiornali. Così se il tg non parla della crisi in Somalia o nella Repubblica Democratica del Congo, è difficile per l’italiano medio sapere che cosa succede in quei paesi. Si attira l’attenzione dei lettori/telespettatori su alcune notizie, spesso inesistenti o di scarsa rilevanza, e si dimentica di raccontare cosa realmente accade nel mondo. Gli esempi sono numerosi: nel 2006 il rischio, solo potenziale, della pandemia dell’influenza aviaria era sotto tutti i riflettori, con interviste a grandi specialisti, per un totale di 410 servizi televisivi. Nello stesso anno, invece, 9 milioni di persone si sono ammalate di tubercolosi e due milioni sono morte per questa malattia. Le Ong internazionali lanciavano l’allarme ma nessuno lo raccontò. 
Il silenzio sulle crisi umanitarie non stupisce perché è ormai una costante: nel 2007 il confronto è stato fatto fra l’attenzione riservata dalle televisioni italiane alle gesta di Paris Hilton, che meritò 63 servizi in tre mesi, rispetto alle crisi umanitarie in 5 paesi africani: Darfur, Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centro Africana e Ciad, alle quali furono dedicati 41 servizi nell’intero anno.
I nostri telegiornali hanno, quasi ogni giorno, un servizio sul caldo che arriva, sui saldi di fine stagione, sulle ultime mode o tendenze e non hanno spazio, invece, per la malnutrizione che, ogni sei secondi, uccide un bambino. E non è un problema solo dei tg perché nella fotografia scattata da Msf anche i quotidiani sembrano dimenticarsi di queste emergenze, nonostante abbiano pagine intere da riempire ogni giorno. La dice lunga il fatto che di fame nel mondo le prime due testate italiane, il Corriere della Sera e la Repubblica, abbiano parlato in meno di 20 articoli (rispettivamente 18 e 14 pezzi) nell’arco di un intero anno. 
Il rapporto stila la “Top Ten” degli argomenti dimenticati, in cui rientrano, fra gli altri, le malattie tropicali, (come la malattia del sonno o l’ulcera di Buruli) a cui non si è dedicata nemmeno una notizia nonostante 400 milioni di persone nel mondo siano a rischio. La crisi più visibile è l’Afghanistan, continuamente sulle prime pagine ma solo per la guerra non per il precario sistema sanitario. “Lo spazio c’è dentro i telegiornali per parlare di queste cose”, commenta Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, solo che i giornali e telegiornali preferiscono infiocchettare le notizie per piacere al pubblico. La conferma arriva da Enzo Nucci, responsabile della sede Rai di Nairobi (a rischio chiusura), che ricorda come in occasione degli scontri in Kenya durante le elezioni del 2008, la Rai ha preferito focalizzare i suoi servizi sugli italiani in vacanza in Malindi piuttosto che sulla polizia che sparava ad altezza uomo durante le manifestazioni di protesta. 
Msf vuole evitare tutto questo e spera che i mezzi di informazione inizino a dare il giusto risalto alle crisi nel mondo. Così hanno deciso di coinvolgere l’opinione pubblica italiana per “far uscire dall’oblio le crisi umanitarie e le persone che ne sono vittime in tutto il mondo”, e oltre al libro è nata la campagna “Crisi dimenticate”, divisa in due progetti: il primo è “Adotta una crisi dimenticata” ed è diretta ai media con l’obiettivo di dare spazio a una delle crisi identificate da MSF. Il secondo progetto è “Accendi un riflettore sulle crisi dimenticate” ed è rivolto all’opinione pubblica per attirare l’attenzione sulle crisi in tanti modi diversi, da facebook al sito crisidimenticate.it passando per le iniziative concrete. 
La vera differenza potrebbero farla la televisione o i grandi giornali nazionali, occupandosi più spesso di questi problemi. La fame nel mondo, però, non fa vendere, e così resta solo alla rete il compito di indignarsi e raccontare la verità.

Marianna Lepore

 
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