ProPublica, il Pulitzer arriva al web

ProPublicaQualcosa forse sta cambiando nel giornalismo internazionale e la prova arriva dal premio Pulitzer per il giornalismo investigativo che è stato vinto dal quotidiano online ProPublica. Per la prima volta l’ambito premio è andato a un sito internet, fondato nel 2007, che sopravvive grazie alle donazioni di privati cittadini e fondazioni filantropiche. L’inchiesta vincitrice era stata pubblicata la scorsa estate anche dal magazine del New York Times, raggiungendo così molti più lettori.

Se non ci fosse stata ProPublica, probabilmente nessuno avrebbe condotto l’inchiesta dal titolo “The Deadly Choices at Memorial” realizzata dalla reporter Sheri Fink. Nei giorni seguenti all’uragano Katrina, lei si era trovata in un ospedale di emergenza allestito nella città di New Orleans e lì aveva potuto assistere alle scelte drammatiche fatte da medici e infermieri. L’articolo ha raccontato quello che nessun altro aveva fatto prima, “testimoniando le decisioni cruciali – vita o morte – che fu costretto a prendere un medico esausto, quando il suo ospedale si trovò di fatto isolato a seguito dei danni provocati dall’uragano”, si legge nelle motivazioni del premio.
Il sito di ProPublica è nato con l’obiettivo di finanziare, grazie alle offerte dei donatori, il giornalismo di inchiesta, che continua a suscitare molto interesse nel pubblico ma che purtroppo, in tutto il mondo, ha poche risorse. La testata ha 32 giornalisti a tempo pieno ed è una novità perché di norma, negli Stati Uniti, più di 6 testate su 10 non hanno neanche un reporter investigativo.
L’obiettivo è “che le storie importanti possano venir lette da chi ne può trarre più beneficio” e da questa idea è nata la testata, diretta da Paul Steiger, per 16 anni caporedattore del Wall Street Journal. Steiger di anni ne ha 67, ma al contrario di tanti suoi colleghi, ha colto le opportunità lanciate dalla rete e soprattutto ha scommesso sui giovani. Nella sua piccola redazione i ventenni e i trentenni si mescolano a quelli più avanti negli anni (che in Italia occupano saldamente i posti delle redazioni) e da questo connubio riesce a creare un nuovo metodo. Perché se i giornalisti dai capelli grigi possono insegnare un mestiere ai giovani, i ragazzi riescono invece a scovare le notizie in rete e poi a distribuire, a lavoro terminato, gli articoli negli aggregatori così da raggiungere molti più lettori.
Come si fanno a condurre queste indagini? Semplice, grazie alle donazioni: prima fra tutte quella di Herbert e Marion Sandler che assicurano un budget di 10 milioni di dollari l’anno. Perché i soldi possono essere fondamentali per condurre delle buone inchieste. Quella di Fink, ad esempio, sarà costata in totale intorno ai 400mila dollari (270mila euro), possibili anche grazie a una borsa della Kaiser Family Foundation che ha sostenuto la reporter nel 2007.
Così grazie alla bravura di alcuni giovani giornalisti, all’esperienza dei vecchi, ai finanziamenti raccolti sul sito, a volte dollaro su dollaro per un anno intero, e soprattutto grazie all’indipendenza di cui si gode in questa redazione, Paul Steiger può tranquillamente dichiarare che “E’ un momento fantastico per il giornalismo”.
Le differenze con il giornalismo italiano sono moltissime, ma la vera novità di ProPublica è che i suoi redattori fanno quasi a gara per far “rubare” i propri pezzi alle altre testate: solo così si assicura la massima visibilità e si può sperare che qualcuno vada ancora più a fondo nelle inchieste.

Marianna Lepore

 
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