Se il plagio è del premio Pulitzer

SariHorwitzWPsospesaBasterebbe fare un giro attento sui vari siti di informazione, grandi e piccoli, nel nostro Paese per rendersi conto che spesso e volentieri le notizie non sono altro che gli stessi comunicati stampa copiati e al massimo rimpolpati. Con la conseguenza che a volte lo stesso articolo finisce tale e quale su più piattaforme. Forse è colpa del web, come alcuni accusano, e della velocità con cui le informazioni oggi vengono aggiornate. Non tutti i giornali, però, accettano il copia e incolla non dichiarato. E questa volta ad andarci di mezzo è addirittura un premio Pulitzer.

Il Washington Post ha sospeso per tre mesi dal lavoro una delle sue giornaliste con maggior anzianità di servizio e prestigio, Sari Horwitz. La reporter aveva fatto un copia e incolla spregiudicato nei suoi servizi da Tucson, lo scorso gennaio, quando la rappresentante democratica Gabrielle Giffords fu gravemente aggredita e sei persone furono uccise. Ma per difendere la reputazione del quotidiano, i panni sporchi non sono stati lavati solo all’interno della redazione. Così ecco che sul sito e sul quotidiano del 16 marzo compare un articolo dell’editore per chiedere scusa ai suoi lettori. Perché in due articoli pubblicati prima sul sito e poi sul giornale cartaceo c’era una gran quantità di materiale che era stata presa in prestito e copiata, senza citarlo, dal quotidiano The Arizona Republic. L’editore è preciso nel dare dettagli ai suoi lettori. E denuncia che i servizi sulle vicende giudiziarie dell’uomo che aveva sparato, Jared Lee Loughner, erano solo la bella copia del lavoro di un altro giornalista. Una volta la premio Pulitzer si era accontentata di copiare due paragrafi, la seconda volta si era allargata a dieci. Ed era stato proprio il direttore di Arizona Republic a denunciare la vicenda alla sua controparte del Post. Così, nonostante si tratti di una giornalista che ha più volte vinto il premio Pulitzer, le regole vanno rispettate ed ecco che è arrivata la sospensione. D’altronde tra i principi del Washington Post c’è proprio quello di citare le fonti qualora si utilizzino informazioni contenute in articoli pubblicati da altri quotidiani.
Se il caso della Horwitz fosse successo in un altro periodo storico, probabilmente la giornalista sarebbe stata licenziata, ma negli ultimi tempi i direttori preferiscono valutare caso per caso, perché è l’informazione che è stata modificata con l’arrivo delle nuove tecnologie. L’ultimo caso di plagio che ha fatto scandalo nel mondo giornalistico americano è dell’anno scorso quando anche il New York Times ha dovuto scusarsi con i suoi lettori perché un suo reporter aveva ripetutamente copiato i rivali del Wall Street Journal per scrivere degli articoli sullo scandalo di Bernard Madoff. In questo caso il giornalista, si è poi scoperto, aveva da tempo il vizio del copia e incolla, così è arrivato l’immediato licenziamento.
Ora la Horwitz è sospesa per due mesi e continua a chiedere scusa per il suo comportamento scorretto. Per un po’ i tempi ristretti della redazione le staranno lontani e magari, in questa pausa forzata, potrebbe anche trovare il tempo per pensare a una nuova inchiesta: questa volta originale.

Marianna Lepore

 
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