Una giornalista uccisa e il silenzio del mondo

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OlgaKotovskySono in molti a credere che in Italia, oggi, fare vera informazione non sia così facile. Perché la censura è una mano lunga che controlla tutto e viene dall’alto. Eppure, ci sono paesi che se la passano decisamente peggio. Uno di questi è governato da un caro amico di Silvio Berlusconi: Vladimir Putin. La Russia non ha libertà di stampa e questa non è una notizia. La notizia è che in Russia la gente viene uccisa e al di là del confine nemmeno se ne parla.

Olga Kotovskaya era una giornalista, morta il 16 novembre. Sarebbe caduta accidentalmente dal 14mo piano di un palazzo nel centro di Kaliningrad, sei giorni dopo che un tribunale aveva stabilito che le era stato ingiustamente tolta la gestione della stazione televisiva che aveva creato.
Reporters without Borders ha scritto che la sua morte sospetta richiede una meticolosa indagine che “dovrebbe essere assegnata a un dipartimento di polizia che non sia sotto il controllo delle autorità locali, visto che proprio il loro ruolo va analizzato per capire qualcosa della morte della Kotovskaya”.
L’organizzazione per la libertà di stampa ricorda come “l’impunità nei casi di omicidi di giornalisti sia uno degli aspetti più preoccupanti della situazione dei media in Russia”.
In questo assassinio sarebbero stati sbagliati completamente i tempi. Perché proprio la sentenza ottenuta sei giorni prima stabiliva che il documento utilizzato per trasferire il controllo della stazione televisiva Kaskad, (di cui la giornalista possedeva il 49%), era stato falsificato. Olga Kotovskaya avrebbe quindi avuto un motivo in più per festeggiare, aggiunto al suo forte carattere, al fatto che amava il suo lavoro e che avesse due figli: elementi che non farebbero mai pensare ad un suicidio.
Come se non bastasse, la sua morte è molto simile a quella di Ivan Safronov, un promettente giornalista del quotidiano Kommersant, morto nel marzo 2007 proprio dopo aver fatto un volo dal quinto piano del suo appartamento a Mosca. Lui stava indagando sul commercio delle armi russe verso il Medioriente, in particolare verso Siria e Iran. Articolo promesso e mai arrivato in redazione.
Amici e colleghi di Olga Kotovskaya sono convinti sia stato un omicidio e hanno chiesto l’apertura di un’indagine su quanto accaduto. Solomon Ginzburg, deputato del parlamento regionale di Kaliningrad, ha detto “È stato un omicidio. Olga era una donna forte, esuberante. Un anno prima della sua morte, venne da me e disse che un alto funzionario l’aveva esortata ad abbandonare il suo caso giuridico.”
Mikhail Chesalin, leader del partito Patriots of Russia è convinto sia stato un omicidio. “Il fatto che la violenza contro i giornalisti e i proprietari dei mezzi di informazione sia diventata la norma nella regione di Kaliningrad e non viene quasi mai punita dovrebbe come minimo richiamare l’attenzione delle autorità”.
Igor Rostov, marito oltre che comproprietario del giornale Kaskad, è convinto che sua moglie sia stata uccisa e senza mezzi termini ha detto “se vengo ritrovato morto sulle rotaie, non credete che mi sia suicidato”.
Anche l’Unione dei Giornalisti Russi crede che la teoria del suicidio sia una teoria conveniente, ma non l’unica.
Ma una giornalista uccisa in Russia non fa notizia, perché il paese è al 153 posto su 175 paesi nella classifica della libertà di stampa fatta da Reporters Without Borders. Dal 2000 almeno 22 giornalisti sarebbero stati uccisi a causa del loro lavoro. Per la morte di Anna Politkovskaja, uccisa nell’ottobre 2006, non c’è ancora nessun colpevole. Anastasia Baburova, freelance che lavorava sempre per Novaya Gazeta, è stata uccisa all’inizio di quest’anno. Yuri Shchekochikhin, editore di Novaya Gazeta è morto avvelenato nel luglio 2003, mentre cercava di investigare sui reali motivi della guerra in Cecenia.
La lista è ancora molto lunga. Ma Putin non sembra aver nessun vero motivo per far trovare i colpevoli. Sembra più interessato a difendere il silenzio.

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Marianna Lepore


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