L’informazione si pagherà

Spread the love

NewsCorporationMurdoch060809Rupert Murdoch in fondo lo annuncia periodicamente, ma ora il magnate australiano ha deciso di correre seriamente ai ripari perché l’informazione gratis in rete sembra essere sempre meno produttiva. Ieri la perdita di News Corporation di 3,4 miliardi di dollari per il primo semestre è stata una tale brutta notizia che Murdoch ha detto “il giornalismo di qualità non è a buon mercato”.

Già, il mercato, perché il problema è proprio questo: l’informazione gratis in rete non sembra essere un buon investimento negli ultimi tempi per Murdoch. E stiamo parlando di un impero mediatico che va dall’Australia al Wall Street Journal fino ad alcune delle più importanti pubblicazioni britanniche. Al momento soltanto il Wsj fa pagare l’accesso al suo sito. Ma ora il magnate australiano ha annunciato di volersi assumere il rischio di guidare l’informazione online verso un modello di ‘pay per view’.
L’informazione non rende (in Gran Bretagna i giornali di Murdoch hanno avuto un crollo del 14% della vendita di pubblicità per colpa della recessione) e l’unico modo per guadagnare è farla pagare. Nessuna preoccupazione verso i siti che continueranno ad essere gratuiti, non solo perché, sotto sotto è convinto che tutti prima o poi capitoleranno, ma anche perché la concorrenza sarà fatta con contenuti migliori e diversi. E quello che potrebbe convincere la gente a pagare per avere “notizie” potrebbe essere, all’inizio, proprio il gossip. “Quando abbiamo uno scoop su una celebrità, il numero di click che facciamo è astronomico” ha detto Murdoch e allora proprio quelle notizie saranno tra le prime a diventare a pagamento.
Così entro la fine dell’anno fiscale (quindi la prossima estate) tutti i siti che fanno capo a Murdoch faranno pagare l’accesso alle notizie. Il modello di riferimento potrebbe essere il Wall Street Journal che ha da tempo adottato un sistema misto, offrendo alcuni contenuti gratis e altri a pagamento. Il magnate australiano non sembra per nulla preoccupato dalla concorrenza, convinto che gli altri media seguiranno la sua scelta. In questo senso ha ragione perché il New York Times ha già pensato di introdurre un abbonamento mensile per la versione online e in Europa le testate giornalistiche si dividono tra chi continua nell’offerta gratuita e chi invece si sta convertendo al pagamento.

Per Murdoch, però, potrebbe non finire qui. Secondo la Reuters il magnate australiano starebbe anche valutando l’opportunità di rompere il suo contratto con l’e-reader di Amazon, Kindle, se non riuscirà ad avere margini migliori, cercando un accordo piu’ vantaggioso con il lettore elettronico rivale, prodotto da Sony.
Certo non inizieremo a preoccuparci per Murdoch ed è vero che la rivoluzione partirà prima dagli Stati Uniti, perché è lì che la crisi ha colpito più duramente il mondo della stampa con il crollo della pubblicità, ma notizie del genere fanno capire come la crisi, nel mondo, sia grave nonostante qualcuno, ogni tanto, dica che va tutto bene.

Marianna Lepore