In piazza contro il bavaglio

noleggebavaglio1luglioUna protesta contro il disegno di legge sulle intercettazioni che approda in aula il 29 luglio: sarà la manifestazione di oggi contro la legge bavaglio che vedrà l’evento principale a Roma in piazza Navona ma che avrà altri appuntamenti anche a Milano, Torino, Bari, Palermo e in due città europee, Londra e Parigi. Una protesta ancora più importante dopo la decisione di calendarizzare il ddl per il 29 luglio.
I giornalisti non saranno gli unici ad essere in piazza, al loro fianco anche le associazioni e la società civile, i partiti di sinistra e molti addetti ai lavori, come i sindacati di polizia contrari a queste norme che intralciano le indagini. La protesta è stata promossa dalla Federazione nazionale della stampa italiana che ha già proclamato una giornata di black out dell’informazione per il 9 luglio.
La manifestazione di oggi serve per “dare voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse un provvedimento che colpisce al tempo stesso il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende del Paese”, si legge in un comunicato della Fnsi. Perché il messaggio che questa legge e questa maggioranza sta cercando di veicolare, grazie anche al controllo che ha sulle reti televisive, è che solo con questa norma sarà tutelata la privacy di ogni cittadino. Nulla di più falso. Ci sono giornalisti, è vero, che a volte praticano il gossip. Bisogna sì punire questi errori, ma per farlo – come ha detto anche Roberto Natale presidente della Fnsi – “non si può imbavagliare chi vuole informare”.
Per questo sul palco si parlerà di quei tanti casi che hanno ricevuto giustizia grazie al lavoro e all’attenzione che alcuni giornalisti hanno dato a quelle notizie: si parlerà dei casi Cucchi e Aldrovandi, di Ustica, del G8 di Genova, del terremoto dell’Aquila, dell’amianto, delle bombe via dè Georgofili.
Alcuni degli esempi tangibili di come una legge del genere non serva assolutamente al cittadino italiano, ma serva solo a pochi potenti.
No al silenzio di Stato è lo slogan scelto dai giornalisti per invitare tutti in Piazza Navona in difesa della libertà. “C’è la necessità di tutelare il diritto alla verità – ha dichiarato il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino al Sole24ore.com – che è patrimonio dei cittadini”. E proprio per far capire a tutti di cosa si parla quando si dice “verità”, in piazza ci sarà la testimonianza dei tanti giornalisti epurati perché non si sono fermati davanti alle censure.
Franco Siddi, segretario Fnsi, spiegherà le “forme di resistenza civile” per aggirare la legge, nel caso in cui fosse approvata. “Creeremo siti internet all’estero e proveremo a preparare un vademecum per rendere inutile questa norma che presenta già evidenti profili di incostituzionalità”.  Ma l’augurio del segretario è “che la manifestazione convinca il Parlamento a un passo indietro”. Altrimenti dopo lo sciopero del 9 luglio si andrà alla Corte europea di Strasburgo e si decideranno altre iniziative.
La mobilitazione di questo pomeriggio è appoggiata anche dalla Federazione Europea dei Giornalisti (EFJ). “Questa è una lotta Europea per la libertà di stampa e il diritto dei cittadini a conoscere”, ha dichiarato Arne Konig, presidente EFJ. “I giornalisti non devono nascondere informazioni, sia la fonte nota o meno, e devono proteggere sempre le loro fonti.”
La manifestazione a Piazza Navona è condotta da Tiziana Ferrario e trasmessa su decine di web tv.
Mentre la piazza manifesterà, nella maggioranza si continuerà a discutere, perché non tutti sono convinti che questa calendarizzazione anticipata sia stata un’idea geniale. Italo Bocchino, ad esempio, ha ricordato che vista la crisi economica “il Pdl aveva la necessità di spostare l’attenzione su altre questioni”.
È probabile, però, che alla fine (come spesso capita) la maggioranza troverà la pace. E sarà sempre e solo il cittadino a perdere ogni giorno un pezzetto di libertà in più.

Marianna Lepore

 
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