Luttazzi non è in tv

Daniele Luttazzi

Perché Daniele Luttazzi non è in tv? un sacco di persone ovviamente non conducono un programma in televisione, perché non ci sono milioni di persone che li guarderebbero. Luttazzi invece ha sempre ottenuto ascolti notevoli in televisione, eppure le televisioni italiane non gli offrono di condurre un programma. Il motivo è che Luttazzi è un comico che fa satira molto scomoda, cioè dice le cose come stanno. 

E questo, in Italia, non piace a nessuno. A nessuno di quelli che dirigono le televisioni e la politica, perché al pubblico invece piacerebbe vedere i programmi di Luttazzi. Ma dopo aver lasciato Mediaset nel 1998 per aver subito una prima censura, nel 2001 Luttazzi ospita nella sua trasmissione Satyricon su Raidue Marco Travaglio, e pochi mesi dopo c’è il famoso editto bulgaro: Biagi, Santoro e Luttazzi ostracizzati dalla televisione italiana su ordine del presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
La colpa specifica di Luttazzi è aver dato spazio al libro di Travaglio, L’Odore dei soldi, un’indagine sull’origine della fortuna finanziaria di Berlusconi e sulla Banca Rasini, dove lavorava il padre di Berlusconi e che aveva come clienti capi mafiosi come Riina e Provenzano.
Nel 2006 sembra che possa tornare almeno sul satellite, su Sky, ma non se ne fa niente perché i dirigenti pretendono di controllare i contenuti dei programma. Nel 2007 ritorna su La7, ma il programma viene cancellato poco dopo. Qui più che pressioni da parte di Berlusconi o di Ferrara, su cui aveva fatto una battuta, è probabile che in questo caso siano arrivate pressioni da parte della Chiesa o di alcuni settori del centro sinistra.  
Insomma mentre in altri paesi europei un comico di successo che in tv fa molti ascolti troverebbe subito qualcuno disposto ad offrirgli un programma, in Italia è impossibile. A dimostrare che nemmeno la più banale libertà e democrazia viene rispettata dal capo supremo e dai suoi sgherri. Nemmeno la democrazia televisiva su cui Berlusconi ha basato la sua fortuna, creando le reti private. Ma molti dirigenti del centro sinistra sono contenti così, anche a loro la censura piace. Soprattutto delle voci scomode, e così Luttazzi subisce l’ostracismo televisivo dal 2001, anche se è uno dei comici più famosi d’Italia. Oggi la dirigenza Rai, composta principalmente da cani da riporto del padrone, sta cercando di eliminare in pratica dai palinsesti tutto quello che non piace al dittatore: Marco Travaglio, Serena Dandini, Fabio Fazio, Report. 
E la cosa peggiore di tutto questo, oltre alla disgustosa ignavia e complicità della presunta opposizione, è la giustificazione che molti danno alla censura sistematica che la televisione subisce in Italia. “Quel conduttore/ comico/ giornalista è fazioso, se la prende solo con Berlusconi, il servizio pubblico deve essere equilibrato”. Come se Mediaset non fosse faziosa in favore del capo in maniera disgustosa, come se non lo fossero Tg1 e Tg2, che danno le notizie edulcorate dalla dittatura mediatica. Come se non fosse una giustificazione assurda: chi ha forti ascolti va in televisione perché una gran parte del pubblico lo apprezza. Se non ti piace non lo guardi. Berlusconi e amici hanno denunciato per diffamazione Travaglio, Luttazzi ed altri varie volte. E hanno sempre perso. Perché le cose che erano state dette in televisione erano vere.
Ma in che condizioni è ridotto un paese in cui bisogna difendere i più elementari concetti di democrazia? E’ ridotto allo stato di dittatura. Contro i metodi antidemocratici, illiberali e stalinisti di Berlusconi bisognava creare una mobilitazione civile permanente già nel 1994, al più tardi nel 2001. Invece il giornalismo italiano si sveglia solo oggi, dopo le denunce a Repubblica e l’Unità e gli ostacoli burocratici a tutti i programmi Rai non allineati. Ma Santoro non va in onda per la bontà di cuore del tiranno, ma perché ha vinto una causa contro la Rai, che è stata costretta a riassumerlo dopo averlo licenziato senza giusta causa. Ma in fondo gli italiani ci sono abituati: Dario Fo, premio nobel per la letteratura, è stato censurato sulla televisione pubblica varie volte su pressione della Democrazia Cristiana già negli anni 60. Beppe Grillo nel 1986 su pressione del Partito Socialista. L’emergenza democratica in Italia dura da 8 anni, senza interruzioni, ma è solo l’aggravarsi di una democrazia da sempre censurata, senza che gli italiani siano mai stati capaci di reagire.  

Francesco Defferrari

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