L’ombra di B.

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Al momento, il conflitto di interessi è passato un po’ in secondo piano nella politica italiana, un’altra delle promesse elettorali rimandate a data da destinarsi dal Movimento 5 Stelle. Eppure rimane in piedi uguale a ciò che è stato negli ultimi 40 anni: la famiglia Berlusconi infatti continua a possedere un impero mediatico ed editoriale che esercita un condizionamento determinante sull’informazione in Italia. Negli anni Ottanta Berlusconi era un fedele alleato dei socialisti. Le sue reti allora nascenti non avevano ancora i telegiornali e non facevano esplicitamente politica, ma proponendosi come alternative alla Rai dominata dalla Democrazia Cristiana e del pentapartito erano di fatto contigue alla narrazione del Partito Socialista di allora, che si proponeva come paladino della Libertà politica, sociale ed economica. Infatti il Partito Forza Italia fondato da Berlusconi nel 1994, poi reincarnato dal 2009 al 2013 come Popolo della Libertà, è una prosecuzione diretta di quella narrazione, tanto da cooptare vecchi esponenti socialisti, allora chiamati in senso dispregiativo “riciclati”. Ma Forza Italia fu anche una netta virata a destra, alleandosi con due formazioni come la Lega Nord e Alleanza nazionale. Inoltre Berlusconi era a caccia degli elettori orfani della Democrazia Cristiana e quindi, lui divorziato e amante della bella vita, si propose come cattolico esemplare e padre di famiglia. Tutta questa operazione mediatica incoerente ai limiti dell’incredibile gli riuscì grazie al suo potere televisivo ed editoriale.
Ora le cose sembrano cambiate, la Lega di Salvini e il Movimento 5 Stelle sono al governo anche grazie alla presa che hanno sui social network, ottenuta con un misto di mirabolanti promesse, brutali semplificazioni e notizie false. Ma se i 5 Stelle non hanno mai beneficiato di televisioni amiche e devono il loro successo principalmente alla promessa del reddito di cittadinanza, l’insofferenza per la vecchia politica e varie promesse di cambiamenti, non è così per la Lega: l’appoggio delle televisioni berlusconiane e la costante propaganda anti immigrati su di esse ha portato molti voti a Salvini. Alle elezioni la Lega ha superato Forza Italia semplicemente perché ha unito ad una più violenta propaganda contro l’immigrazione un paio di appetibili promesse: eliminare la legge Fornero e le accise sulla benzina.
Ora Salvini addirittura accarezza l’idea di fare a meno di Forza Italia o assorbirla ma forse non ha fatto i conti con il potere mediatico ancora intatto di Berlusconi. Se anche Silvio dovesse ritirarsi per limiti di età o motivi di salute la sua famiglia rimarrebbe in controllo di questo impero e, se la storia italiana degli ultimi 40 anni ha insegnato qualcosa, questo Impero conta molto. Se la propaganda berlusconiana a reti unificate unificate comincerà ad attaccare Salvini e i 5 stelle sulle loro mancate promesse il leader della Lega potrebbe ben presto accorgersi che fare a meno di Berlusconi e delle sue televisioni non è tanto facile. In Italia i social network non sono ancora così forti da poter determinare da soli il continuo successo di un partito, se mai lo saranno. Finora Berlusconi ha mantenuto un profilo basso: la strategia era aspettare la caduta del governo Lega – 5 stelle stelle per contrasti interni per formarne un altro con la Lega dopo nuove elezioni. Ora forse la crescita eccessiva della Lega o magari l’irritazione per l’appoggio leghista al Decreto Dignità dei 5 stelle hanno portato Berlusconi ad iniziare una vera opposizione con il voto contrario a Foa (ex dipendente e collaboratore del suo Giornale) nella Vigilanza Rai. Questo è stato probabilmente un avvertimento a Salvini, ma il leader della Lega si sente già così forte da minacciare Forza Italia di assorbimento, una strategia rischiosa perché se Berlusconi comincerà a pensare che la Lega potrebbe davvero appoggiare altri punti del programma 5 Stelle, come l’eliminazione dei conflitti di interesse (comunque inserito nel contratto di governo), allora le sue reti e giornali inizieranno presto contro Salvini e il governo Grilloleghista una guerra totale. E forse Salvini potrebbe scoprire ben presto che Berlusconi nella guerra della propaganda ha ancora in mano le armi più grosse.

Francesco Defferrari

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Imagine: Wikimedia commons

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