Quando si costringe la stampa al silenzio

leggebavaglio100609Una legge “che sottrae ai magistrati un’arma fondamentale contro il crimine ed espropria i cittadini del diritto costituzionale di essere informati in modo completo, corretto, tempestivo”: sono queste le parole usate ieri da Guido Colomba, presidente dell’unione cronisti italiani, per definire il ddl sulle intercettazioni approvato stasera alla Camera con il voto di fiducia.

Una frase urlata durante la manifestazione che ieri ha visto i giornalisti nuovamente in piazza contro il governo.
Le proteste però non sono servite e stasera il Pdl approverà il ddl Alfano. “Norme pericolose per la libertà di stampa” ha detto Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine dei giornalisti. La stampa italiana peggiorerà ed è tutto dire viste le critiche giunte in campagna elettorale dalla stampa straniera.  
Un ddl che non tutela la privacy dei cittadini, “ma – ha detto il segretario della Fnsi, Franco Siddi – impedisce loro la conoscenza e la libertà di giudizio essenziali per la democrazia e la legalità”.
Archiviati da poco i risultati elettorali e prima di intraprendere una campagna contro il referendum (a cui Berlusconi ha detto che non andrà a votare dopo un lungo incontro con Bossi prima del quale aveva un’idea diversa) la maggioranza in Parlamento ha deciso che doveva fare qualcos’altro per continuare a distruggere la libertà, d’informazione e non solo, in Italia. Fa nulla che il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso avesse chiesto alcune modifiche, non applicate. C’è effettivamente troppa urgenza da parte del popolo italiano nel vedere modificata questa legge, quindi perché perdere tempo?
Il ddl intercettazioni è passato, totalmente blindato. Ora ci saranno norme più restrittive per le intercettazioni. Il pm potrà chiedere di intercettare solo se ci saranno “evidenti indizi di colpevolezza” e solo se saranno “assolutamente indispensabili”. Solo nelle indagini di mafia e terrorismo basteranno indizi “sufficienti”.
I giornalisti si dovranno adeguare alle nuove norme: non potranno pubblicare le intercettazioni neppure parzialmente fino alla conclusione delle indagini preliminari. E se dovessero farlo tra le pene ci sarà anche il carcere, trasformabile in sanzione pecuniaria. Giulia Buongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera, ha detto che in seguito alle ultime modifiche “sono stati introdotti spazi più ampi per il diritto di cronaca rispetto al testo originario del ddl Alfano”. La situazione però è un po’ diversa da come viene raccontata.
All’opposizione era rimasto come ultimo tentativo quello di appellarsi al Capo dello Stato“Confidiamo nel suo intervento – c’è scritto nella lettera indirizzata oggi a Napolitano – per restituire pienezza di contenuti democratici al dibattito parlamentare sulle leggi”.
 
Il voto finale è previsto per domani alle 16. E dopo l’approvazione di oggi pomeriggio è subito arrivato un durissimo attacco dall’associazione magistrati: “E’ come chiederci di tutelare la sicurezza dei cittadini uscendo disarmati e con un braccio legato”.
 
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Marianna Lepore

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