La verità e l’Italia

Logo Fnsi contro la legge bavaglioAnche se viviamo tutti nella stessa nazione la percezione che i cittadini italiani hanno del loro paese può essere molto diversa. C’è l’Italia del potere economico e politico e c’è quella della gente comune. La seconda spesso non sa quello che fa la prima, eppure le azioni della prima ricadono inevitabilmente sulla vita quotidiana delle persone. C’è l’Italia vera e quella raccontata dall’informazione, privata e pubblica, sotto il controllo di Berlusconi. Tra queste due Italie spesso c’è una distanza enorme, perché l’informazione addomesticata dal regime non racconta la verità, ma fa soltanto propaganda.

E l’obiettivo è sempre lo stesso da parecchio tempo: aumentare sempre di più questa distanza, fino a quando solo una minoranza sempre più minuscola e insignificante di italiani coscienti e informati saprà davvero come vanno le cose nel paese mentre una maggioranza sempre più grande non saprà nulla. Serve a questo la legge contro le intercettazioni appena approvata al Senato, che impedirà ai magistrati di indagare efficacemente e ai giornalisti liberi di informare il pubblico sulle indagini in corso. Serve a questo allontanare dalla Rai Saviano, Santoro, la Dandini o perlomeno limitarne al massimo la presenza in televisione, o boicottare Rainews24. Tutto il possibile affinché il potere politico ed economico del paese possa fare quello che vuole senza che nessuno venga mai a saperlo.
Ma la maggioranza degli italiani non percepisce nemmeno questo pericolo perché già si informa principalmente tramite l’informazione di regime e quindi sa poco o niente di tutte le malefatte della politica e del tentativo continuo di nasconderle. Fatti come la spartizione degli appalti dopo il terremoto in Abruzzo o moltissimi altri scandali di questo governo che senza le intercettazioni sarebbero rimasti ignoti sono comunque passati nel flusso delle informazioni senza danneggiare troppo Berlusconi, anche se in qualsiasi altro paese democratico avrebbero portato alle dimissioni dell’intero esecutivo, semplicemente perché la maggioranza degli italiani, quella che segue soltanto la televisione, ne ha saputo ben poco. 
Il bavaglio purtroppo non è soltanto quello che sta per entrare in vigore, ma anche quello che la propaganda berlusconiana ha calato sull’Italia ormai già da 15 anni. In questo lungo piano la legge contro le intercettazioni è soltanto l’ultimo tassello. 
Si moltiplicano quindi le iniziative di protesta contro la legge appena votata al Senato per imbavagliare l’informazione: Repubblica è uscita in edicola con una prima pagina bianca, il Fatto e l’Unità erano listati a lutto, la Fnsi (il sindacato dei giornalisti) ha pubblicato sul suo sito la cronologia di come Mussolini distrusse negli anni 20 la libertà di stampa in Italia. Per il 9 luglio, o comunque nel giorno in cui la legge sarà alla Camera per l’approvazione definitiva, è previsto un black out dell’informazione. Il 4 luglio è prevista un’altra manifestazione di protesta del Popolo Viola e della società civile. Proteste anche dalla magistratura, che ha già deciso uno sciopero per i tagli decisi nella manovra economica, e dai sindacati di polizia. Secondo Berlusconi solo una piccola lobby di magistrati e giornalisti vuole le intercettazioni. Certamente i magistrati onesti e i giornalisti liberi vogliono poter fare il loro lavoro, quello di difendere la giustizia e la verità. Che non è di certo l’interesse di una piccola lobby, ma dovrebbe essere interesse di tutta la nazione, il fondamento di uno stato democratico sano. 
Ma se questa legge passerà anche alla Camera la verità in Italia diventerà un segreto conosciuto tra pochi, mentre sempre di più la menzogna verrà ripetuta a reti unificate a beneficio dei sudditi-telespettatori. 

Francesco Defferrari

 
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