E dopo che si fa?

Prima o poi anche la parentesi Berlusconi dovrà avere fine, come tutte le cose. Ma cosa succederà in Italia una volta finiti questi anni di gestione personalistica della politica e dell’informazione? Anche se la “legge bavaglio” alla fine non sarà votata, resterà comunque il problema del monopolio dell’informazione privata in mano a un solo grande gruppo e quello dell’informazione teoricamente pubblica occupata dal governo di turno.

Resterà insomma in piedi quello che è il principale limite della democrazia in Italia: il controllo dei media e dell’informazione. Un problema che in fondo l’Italia ha sempre avuto, visto che già dopo l’Unità i giornali erano in mano a interessi economici dell’allora partito liberale e poi, dopo il fascismo, la DC e i partiti della maggioranza hanno mantenuto fino almeno al 1993 un certo controllo sulle fonti di informazione. Un vero reale progresso della democrazia in Italia, o meglio la nascita di una democrazia sostanziale, sarebbe possibile solo se i mezzi d’informazione potessero esprimere un vero pluralismo. 
Nei giornali e su internet questo pluralismo esiste, ma non è così in televisione che rimane, e resterà ancora per molti anni, la principale fonte di informazione dei cittadini italiani. Che infatti in maggioranza sono ignari di tutti gli scandali, gravissimi, che hanno coinvolto questo governo e che avrebbero già da tempo travolto qualsiasi altro governo di paesi democratici.
Quindi anche una volta finita l’era di Berlusconi, sia che la fine arrivi per caduta politica o per morte naturale, il problema principale dell’Italia non sarà risolto. Avremo sempre la stessa casta di politici che usa a suo piacimento l’informazione pubblica e privata per nascondere i propri errori e i propri misfatti e non dover così rispondere agli elettori, che può tenere buoni raccontando un mare di menzogne a reti unificate. 
Per vedere un vero cambiamento sarebbe necessaria una legge per rendere la RAI una vera televisione di stato, e non una televisione di governo, e sarebbe necessaria un’altra legge contro la concentrazione dei mezzi d’informazione per prevenire futuri conflitti d’interesse come quello di Berlusconi. Ma simili leggi dovrebbe farle la stessa classe politica che ha tutto l’interesse a non farle. A meno che non venga finalmente travolta dalla rabbia dei cittadini, che però oggi, per ignoranza o per stanchezza, sembrano incapaci di indignarsi e di lottare per i loro diritti.

Francesco Defferrari

 
Ordina libri, cd, dvd su Ibs e sostieni il sito

     

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>