Il perché di un giorno di silenzio

scioperoleggebavaglioUna giornata con pochissimi quotidiani in edicola, con televisioni e radio che trasmettono micro notiziari e con siti e molti blog listati a lutto: è arrivato il giorno dello sciopero dei giornalisti contro la legge sulle intercettazioni. Dopo gli scioperi in piazza, i dibattiti e le iniziative in giro per l’Italia, oggi arriva la dimostrazione di cosa succederà se questa legge dovesse essere approvata.
Una protesta che si trasforma in un giorno di silenzio per evidenziare i tanti silenzi quotidiani che il “ddl intercettazioni” imporrebbe ai giornalisti se la legge ora all’esame della Camera venisse approvata senza cambiamenti. Uno sciopero che vuole essere, secondo quanto comunicato dalla Federazione nazionale della stampa italiana (FNSI), la testimonianza di una professione, quella giornalistica, che vuole essere libera per offrire ai cittadini un’informazione leale e completa.
Perché con questa legge molte notizie, ogni giorno, scomparirebbero dalle pagine dei giornali e alla fine i giornalisti sarebbero obbligati a raccontare una realtà che non è tale.
La tutela della privacy delle persone non c’entra assolutamente nulla con questa legge di censura. I regolamenti sanzionatori nei confronti dei giornalisti esistono già. E da parte della Federazione sono state avanzate in questi mesi molte proposte per rendere ancora più severa e responsabile l’informazione nel rispetto della verità dei fatti e dei diritti delle persone. Le risposte non sono arrivate. Oggi, quindi, lo sciopero dei giornalisti è solo un momento della protesta che arriverà fino al ricorso della Corte europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo, qualora la legge fosse approvata così com’è.
Questa maggioranza che sarebbe disposta a lavorare anche il mese di agosto per approvare il ddl sulle intercettazioni che interesserà una persona in particolare e una gran massa di potenti in generale, non si sta invece preoccupando minimamente della crisi economica e occupazionale contro la quale i cittadini combattono ogni giorno. Ed è facile capire perché questi parlamentari sono disposti addirittura a lavorare doppio per approvare una legge: perché grazie a questo ddl i magistrati che indagano verranno limitati nel loro lavoro di ricerca delle prove, i giornalisti che informano dovranno tacere e i cittadini che possono giudicare rimarranno al buio.
Non è così complicato capire cosa accadrà: basta obbligarsi a vedere solo alcuni telegiornali o leggere solo certi quotidiani per capire come sia facile portare l’attenzione del cittadino sull’irrealtà.
Oggi la protesta indetta dalla Federazione nazionale della stampa non è una “difesa corporativa” dei giornalisti: è un grido d’allarme da parte di chi sa perfettamente quali conseguenze la legge sulle intercettazioni avrà sull’informazione. La scelta di imporre ai giornalisti di poter soltanto riassumere le carte processuali in realtà aumenta il pericolo che il contenuto di ogni documento possa essere riportato in termini lacunosi o strumentali.
Non sono solo i giornalisti italiani ad essere contrari a questa legge bavaglio. La bocciatura alla legge è stata data dal popolo, con 330mila adesioni all’appello “Libertà e partecipazione” lanciato da Stefano Rodotà, con le iniziative promosse da varie associazioni, con la protesta diffusa in rete sui blog. La bocciatura, però, è arrivata anche dall’estero: prima dal dipartimento di giustizia americano, poi dall’Ocse, infine dal Greco (Gruppo di Stati contro la corruzione). Il presidente di quest’organo interno al Consiglio d’Europa, Drago Kos, in un’intervista a ilfattoquotidiano.it ha dichiarato la sua contrarietà a questa legge che “potrà creare gravi difficoltà alla lotta alla criminalità organizzata”.
E il segretario generale di Reporters Sans Frontieres, Jean-François Julliard, in un’intervista pubblicata anche in rete su YouTube, ha dato tutto il suo supporto ai giornalisti che oggi scioperano. Julliard ricorda che “il governo italiano non sta difendendo l’interesse pubblico per quanto riguarda le notizie”. E lancia l’allarme sugli effetti che questa legge, se approvata in una democrazia, potrà avere sulle dittature straniere che da sempre copiano le ambiguità delle leggi europee.
Così la democrazia italiana potrebbe anche legittimare la repressione nei regimi dittatoriali. E anche solo questo dovrebbe far capire come il ddl sulle intercettazioni sia sbagliato. Perché è contro i cittadini e contro i loro diritti a sapere cosa il potere sta combinando.

Marianna Lepore

 
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