Il giornalista precario diventa “Errore di stampa”

erroridistampa“Il giornalista precario, senza contratto, sfruttato, sottopagato, ricattato e non tutelato, costituisce oggi un vero e proprio Errore di Stampa. Che va corretto”. È questo il manifesto del Coordinamento dei giornalisti precari di Roma, – dal nome, appunto, Errori di Stampa – ultimo nato nella rete dei giornalisti precari che sta prendendo forma in Italia. Un’arma in più per i precari romani per difendere il giornalista atipico che oggi è “ignorato dal sindacato di categoria, abbandonato a se stesso, benché gran parte dell’informazione sia il frutto del suo armeggiare con taccuini e microfoni”.

Combattere il far west lavorativo in cui si trovano loro malgrado tanti giovani giornalisti della Capitale non sarà facile, ma il Coordinamento “Errori di Stampa” ha le idee molto chiare e ha già avanzato le proprie richieste. Quattro i punti prioritari: il rispetto dei tariffari per tutti i collaboratori, l’indennità di disoccupazione per tutti i contratti atipici, l’istituzione del “bacino dei precari” e di un rappresentante dei collaboratori in seno al Cdr in tutte le aziende editoriali, a partire da quelle in stato di crisi e, infine, la regolamentazione degli stage nelle redazioni per evitare che gli stagisti siano usati come personale a costo zero e, quindi, usati per sostituire il lavoro dei redattori.
Il coordinamento ha una un blog e una pagina su facebook che conta oltre 250 adesioni dove ogni giorno si riportano tutte le notizie pubblicate in rete che in qualche modo riguardano il mondo del precariato giornalistico. Dai 15 colleghi giornalisti che rischiano di perdere il posto nella rivista Gioia dopo il piano di ristrutturazione disposto dalla nuova società di maggioranza Hearst alla protesta di 40 giornaliste del Sole24Ore contro il direttore Gianni Riotta (che nell’editoriale del 13 gennaio ha messo sullo stesso piano la manifestazione “se non ora, quando?” con quella organizzata il giorno precedente da Giuliano Ferrara), fino alle nuove norme del gruppo Rcs che danneggiano le società editrici locali controllate da Rcs. Per mantenere vivo il contatto con il mondo del precariato, restando sempre al passo con i cambiamenti e le nuove problematiche del settore, Errori di Stampa ha istituito un Osservatorio permanente sul mondo dei giornalisti precari: come si legge nel manifesto, sarà il loro “supporto virale”.

Mentre a Roma nasce questa nuova iniziativa dedicata ai giovani giornalisti precari, a Napoli si festeggia il primo anno di vita del Coordinamento dei giornalisti precari campani: poco più di 12 mesi di vita, ma già tante le battaglie portate avanti contro lo sfruttamento dei giovani giornalisti. Ultima, in ordine di tempo, quella che riguarda la nascita della web tv del Comune di Napoli: una vicenda che ha avuto inizio nel 2009, ma che ancora oggi non si può dire conclusa. Le prime polemiche risalgono alla pubblicazione del primo bando per la scelta del direttore e agli strani requisiti richiesti: professionista da almeno 20 anni, comprovata esperienza nella comunicazione istituzionale, conduzione di almeno 5 anni di un notiziario televisivo del servizio pubblico, formatore nel campo del giornalismo e della comunicazione, conduttore di programmi televisivi di approfondimento del servizio pubblico, autore di reportages e sevizi per testate nazionali. Un profilo che non lasciava spazio ai giovani ma anzi richiedeva la scelta di una figura di oltre 50 anni e con scarsa conoscenza del web. Dopo le comprensibili polemiche i requisiti di reclutamento furono modificati e furono tre i giornalisti ritenuti idonei al termine delle selezioni.
Il Comune di Napoli ha però bollato come insufficienti i progetti presentati dai tre vincitori e nominato “motu proprio” il nuovo direttore: Giuseppe Mariconda, ex giornalista Rai in pensione, che non ha preso parte alla selezione e che, per la gestione della nuova tv via internet, si sarebbe avvalso dei dipendenti comunali che compongono l’ufficio stampa dell’ente e della collaborazione “a titolo volontario, di giornalisti esterni”. Una decisione che ha provocato non poca indignazione: innanzitutto tra i vincitori della selezione, che hanno presentato ricorso e, in seguito, ottenuto un pronunciamento favorevole da parte del Consiglio di Stato, che ha ritenuto infondato il cavillo giuridico a cui si era appellato il Comune di Napoli per l’annullamento del bando.
L’accaduto non ha lasciato indifferente nemmeno l’Ordine dei Giornalisti della Campania che, attraverso le parole del presidente Ottavio Lucarelli, ha pronunciato il suo “No al lavoro nero al Comune di Napoli. Sì a una selezione trasparente”.
Chi è rimasto indifferente alle proteste è stato il Comune di Napoli, che il 31 dicembre 2010 ha dato il via alle trasmissioni di Telepensionato, il nome con cui il Coordinamento dei Giornalisti precari ha soprannominato l’iniziativa. Non la pensa evidentemente allo stesso modo il sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino, che in occasione della presentazione della web tv ha così risposto alle critiche per la scelta della redazione: «Non è pensabile considerare la web tv come un antidoto alla disoccupazione: è una struttura che dà voce a tutti e lavoreremo per avere un numero maggiore di giovani all’interno». Pochi giorni fa la Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta (senza indagati) per fare chiarezza sulla vicenda. Il reato ipotizzato è quello di abuso d’ufficio. E mentre le indagini vanno avanti, i giornalisti precari di Lazio e Campania hanno ora qualche arma in più per far sentire la loro voce.

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