Un triste anniversario per la libertà di stampa

deydahydaraCinque giorni fa è stato il quinto anniversario dall’assassinio del giornalista Deyda Hydara, editore del quotidiano The Point, ucciso mentre era alla guida della sua macchina. Deyda era stato per più di 30 anni corrispondente per l’agenzia di stampa France-Press e per Reporters Without Borders.  Fortemente critico con il governo del Presidente Yahya Jammeh (ostile verso i giornalisti del Gambia), il giornalista ha difeso la libertà di stampa con la propria vita.

L’assassino di Hydara non è però ancora stato trovato. Reporters Without Borders ha condannato l’ostruzionismo del governo del Presidente Yahya Jammeh e il fallimento della comunità internazionale nel riuscire a trovare un responsabile. “Esprimiamo la nostra solidarietà alla famiglia e ai colleghi di Hydara e alla stampa del Gambia, che dal dicembre del 2004 è stata sottoposta alla paura, al silenzio e all’ingiustizia”, ha scritto RWB nel giorno dell’anniversario.
Nel paese africano si è arrivati ormai alla censura quasi totale e la difficoltà di trovare dei responsabili per questo assassinio ne è l’ennesima conferma. Ma il Presidente Jammeh, in un’intervista alla tv di stato nel giugno scorso ha negato ogni accusa che lo riguardasse. Anzi, ha suggerito che si cercassero i responsabili indagando nella vita sessuale del giornalista.  Un commento “inappropriato” e “provocatorio” è stato definito da altri giornalisti poi condannati a due anni di carcere e costretti a passare un mese in galera con l’accusa di diffamazione.

Hydara aveva 58 anni quando è stato ammazzato ed era famoso per le sue inchieste sulla corruzione nelle alte sfere politiche e per i suoi editoriali in cui non esitava ad attaccare il presidente Jammeh, salito al potere nel 1994 grazie a un colpo di stato.
Da allora il lavoro per i giornalisti del posto è diventato sempre più difficile: nel 2004 sono state quintuplicate le tasse da pagare per aprire un giornale e sono state inasprite le sanzioni contro i giornalisti che si macchiano di diffamazione, arrivate fino a 3 anni di carcere.
Il Presidente Jammeh, proprio in quegli anni, aveva minacciato i giornalisti di seppellirli “a sei metri di profondità” e a chi gli chiedeva di rilasciare delle dichiarazioni sulle critiche dei cronisti ai suoi nuovi provvedimenti restrittivi sulla libertà di informazione, aveva risposto che i giornalisti dovevano “o registrarsi o smettere di scrivere o andare all’inferno”.
Hydara aveva condannato duramente quelle parole, definendole “ripugnanti”.
Nel sito a lui dedicato è scritto che era ossessionato dalla libertà di stampa, dal buon governo e dallo sviluppo economico.
“Sono un giornalista e continuerò a informare la gente a tutti i costi, fino a morire”, aveva detto. Nel suo ultimo articolo aveva annunciato l’intenzione di impugnare le leggi contro la stampa approvate poche giorni prima. Due giorni dopo è stato ucciso. Da allora nessuna vera inchiesta è stata condotta. Perché preoccuparsi dell’assassinio di un giornalista non è importante. In Gambia, e così in gran parte del mondo, le voci fuori dal coro vanno eliminate. Alle soglie del 2010 i governi continuano ad avere paura della stampa libera: perché il giornalismo, fatto bene, può essere distruttivo per un politico.

Marianna Lepore

Ordina libri, cd, dvd su Ibs e sostieni il sito

      

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>