Siria: 5 anni di carcere per una blogger

carcereAlMallouhiÈ stata condannata a cinque anni di carcere la blogger siriana Tal Al-Mallouhi, una studentessa di soli 19 anni, perché colpevole di “divulgare informazione a un Paese straniero”, ovvero gli Stati Uniti. Reporters Sans Frontieres ha subito definito “ingiusta e crudele” la condanna, di cui si è avuta notizia nel mondo grazie all’Osservatorio siriano per i diritti umani.

La studentessa è stata accusata di spionaggio a vantaggio dell’ambasciata americana al Cairo, anche se gli Stati Uniti avevano subito respinto l’accusa. Il blog della al-Mallouhi conteneva poesie e alcuni commenti sulla società ma, secondo la difesa, non aveva alcuna intenzione di svolgere un ruolo di spionaggio. Certo il governo, probabilmente spaventato, ha preferito renderlo inaccessibile per circa 11 mesi a partire dal 27 dicembre 2009, quando la ragazza è stata arrestata. Quel giorno i servizi di intelligence siriani convocarono la studentessa per interrogarla sul suo blog. Da allora, però, Tal Al-Mallouhi non è più uscita dal carcere né ha avuto modo di incontrare i suoi familiari. La polizia ha poi confiscato il suo computer, i cd, i libri, tutto quello che ha trovato nella sua casa. Poco importa che Human Rights Watch, come gli avvocati della giovane, dica che il blog contiene poesie e riflessioni sulla società, si incentra soprattutto sui palestinesi e non c’è alcun riferimento alla politica siriana.
La famiglia di al-Mallouhi assicura che la ragazza non appartiene ad alcuna organizzazione politica e secondo gli attivisti siriani è stata arrestata solo per intimidire altri blogger e invitarli a censurarsi proprio in questo periodo in cui le autorità sono molto spaventate dal possibile contagio che gli avvenimenti in Tunisia e in Egitto possano avere anche sulla Siria.
La ragazza, sul suo blog, aveva scritto degli articoli in cui diceva che avrebbe voluto giocare un ruolo nel ridisegnare il futuro della Siria, ormai sotto il controllo del partito Baath da 50 anni.
La condanna nei confronti di Tal al-Mallouhi arriva proprio a pochi giorni dalla revoca, in Siria, del blocco di Facebook e YouTube (oscurati dal 2007). Una riapertura secondo alcuni solo di facciata anche perché i siti di informazione continuano ad essere soggetti a una censura drastica tanto che la Siria è al 173mo posto su 178 paesi nell’ultima classifica stilata da Reporters Without Borders sulla libertà di stampa.
Un giornale vicino al governo assicura che la riapertura di questi siti dimostra che le autorità non ne hanno paura, nonostante siano stati proprio i blog e i social network a sostenere le rivolte popolari che hanno messo fine alle presidenze del tunisino Zine El Abidine Ben Ali e dell’egiziano Hosni Mubarak.
Mentre alcuni giovani si riaffacceranno in rete, forse anche alla ricerca di notizie sfuggite alla censura, la giovane Tal al-Mallouhi, però, continuerà a passare le sue giornate in carcere.

Marianna Lepore

 
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