Il lavoro oggi: una chimera (2)

datidisoccupazioneistat270509I dati preoccupanti sull’occupazione non riguardano solo l’Italia. In Europa non va molto meglio: le ultime statistiche dell’Ocse confermano che tutte le  sette principali economie hanno registrato un calo della crescita del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnando il ribasso più forte dal 1960.
Il tasso di disoccupazione è destinato a salire e secondo alcuni, in Italia, potrebbe arrivare fino al 9,4% nel 2010.
 
L’Ocse è convinta che l’Italia debba “rafforzare il sostegno ai disoccupati e alle loro famiglie” perché solo in questo modo può contribuire a sostenere la domanda”. Eppure la politica raramente interviene, così addirittura il Papa si trova quasi costretto a richiamare politici e imprenditori a intervenire rapidamente. Leggendo i numeri si scopre che un milione e 500.000 famiglie, circa il 6,3% del totale, arrivano con gran difficoltà alla fine del mese e nell’81,1% dei casi non sono in grado di affrontare una spesa imprevista di 700 euro.

Ma cosa succede se si perde il lavoro? Come si fanno a pagare le bollette se il contratto è interrotto e per vari motivi non è rinnovato? Per alcuni fortunati arriva in aiuto il sussidio di disoccupazione. Nei primi due mesi del 2009 le domande di disoccupazione (ordinaria, speciale o a requisiti ridotti) hanno avuto un aumento del 46,13% rispetto allo stesso periodo del 2008. Il sostegno economico non spetta, però, proprio a tutti: è, infatti, un’indennità per i lavoratori che sono stati licenziati o per quelli che sono stati sospesi dalle aziende colpite da eventi temporanei (crisi del mercato, mancanza di lavoro), ma non spetta a quei lavoratori che si sono dimessi volontariamente. Bisogna essere assicurati all’Inps da almeno due anni e aver avuto nel biennio precedente almeno 52 contributi settimanali. Dal 1 gennaio 2008, poi, la durata dell’indennità passa da 7 a 8 mesi ed è pari al 60% della retribuzione lorda per i primi 6 mesi mentre se si hanno i requisiti ridotti spetta il 35% della retribuzione media giornaliera per i primi 120 giorni per poi diminuire con il passare del tempo.

 
Ma è ancora troppo poco per una società in cui una persona su cinque è “a rischio di vulnerabilità economica” come ha detto il presidente dell’Istat Luigi Buggeri. Servirebbe un aiuto più concreto da parte dello Stato, una nuova pianificazione delle politiche sociali. Una lunga strada ancora da percorrere.
 

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Marianna Lepore

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