Tasse si o tasse no?

L’ultima finanziaria sta provocando, tra le varie componenti sociali, una vera ribellione, che si rappresenta come incontri-dibattiti o come manifestazione di scioperi, che riguardano comparti importanti come la Magistratura, i precari, gli operai, i professionisti, gli operatori del mondo dello spettacolo, della cultura, del giornalismo: tutti “ toccati “, se questa finanziaria dovesse passare senza i dovuti emendamenti delle opposizioni.

Infatti, le opposizioni, a cominciare dal Pd, si trovano d’accordo nel respingere una finanziaria, che è basata, come nello stile di questo governo, ad operare tagli, senza una vera valutazione della sostanza dei tagli. La volontà di volere tacere una crisi che, fin dall’inizio, si è dimostrata molto grave e di accusare le opposizioni e la sinistra di disfattismo, non coincide con il deciso recupero della maggioranza di fare rientrare denaro, dopo la paura Grecia, attraverso una finanziaria pesante e squilibrata, perché il peso maggiore verrebbe sostenuto dal ceto medio-basso. Certamente, non sarà vero che la crisi della Grecia abbia aumentato la crisi italiana; l’Italia venne investita dalla crisi, come tutti i paesi capitalisti, dopo il disastro dei mutui subprime, incapaci di solvenza, per il rialzo dei tassi di interesse.
Una crisi enorme, che fece fallire parecchie banche. L’Italia, molto debole economicamente, avrebbe dovuto affrontare la crisi, fin dal primo giorno in cui essa manifestò i suoi segni deleteri, con una finanziaria corposa il cui obiettivo sarebbe dovuto essere il superamento della stessa ed un inizio di ripresa, per uscirne, negli anni, con un Pil in rialzo, a rappresentare la rapida ripresa produttiva.
Il PD e le opposizioni sarebbero state disposte ad un dialogo e ad una condivisione delle responsabilità, per una finanziaria in cui il confronto avrebbe responsabilizzato tutte le forze politiche; era questa la linea del PD; ma, la maggioranza, evitò il confronto, blindando le varie leggi; infatti, con alcuni tagli, che hanno interessato scomparti assai importanti dello Stato, come la scuola, l’Università e le forze dell’ordine, hanno affrontato i rischi, sperando di potere superare indenni la crisi.
La propaganda politica della maggioranza ha percorso questo cammino, indifferente alle continue sollecitazioni del PD. Una delle prime azioni di queste destre fu l’eliminazione della legge Visco sulla tracciabilità ed, in seguito, una legge di condono per gli evasori fiscali, per fare rientrare denaro. Queste azioni di scelta politica dimostrano come la crisi sia stata sottovalutata o, forse, affidandosi agli automatismi di mercato, che miracolosamente avrebbero col tempo superato la gravità, sarebbe stata superata in forma naturale. Quindi, o una cattiva valutazione, o una incapacità nell’affrontarla.
Il condono fiscale lo considero un’arma a doppia interpretazione; infatti, se da un lato il governo dimostra di volere fare rientrare denaro che, altrimenti, sarebbe rimasto all’estero, dall’altra è come se avesse coperto, con la legge sul condono, gli evasori, che si sono sentiti incoraggiati dal limite irrisorio del 5%, nell’autodenunciarsi; questo ha permesso di riportare in Italia la parte fiscale in denaro non pagata, trasformata in capitale legale, al suo rientro; naturalmente, per l’effetto dell’irrisorio pagamento del 5%, rispetto ad altri Stati che avevano varato uno scudo con un indice di penalizzazione di gran lunga superiore, fino, anche, al 48%.
Questa interpretazione può trovare la sua conferma nel fatto che, all’inizio della legislatura, la maggioranza cancellò la legge Visco sulla tracciabilità, che, per quanto imperfetta fosse stata, era stata concepita per abbattere l’evasione dei furbi. La sua cancellazione ed il condono fiscale è come se facessero parte di un unico piano: allargare le maglie dell’evasione. Considero il condono fiscale e la cancellazione della legge sulla tracciabilità un assurdo politico, che ha detratto molti milioni di euro allo Stato. Errori di valutazione o errori per cattiva politica? Io, come cittadino, direi politica poco oculata, che ha aggravato la situazione, rallentandone i tempi, anzi che incidere fortemente e riempire le casse dello Stato.
Secondo me, il problema di fondo risiede nella diversa cultura che la sinistra ha nei confronti delle tasse, rispetto la destra. Se l’intenzione della maggioranza fosse stata diversa da questa interpretazione, essa si sarebbe dovuta indirizzare alla ri-modifica , come ha fatto con questa finanziaria, della legge-Visco sulla tracciabilità, dimostrando a tutti il suo progetto antievasione. Non è stato così; la sua cancellazione iniziale lo dimostra. Adesso è tornata alla legge sulla tracciabilità, naturalmente rimodificata in meglio; ed, allora, perché l’aveva cancellata?
Il proclama che si possa gestire un grande Stato, senza chiedere denaro ai cittadini, è solo un assurdo politico, senza senso, né logica politica. I proclami di questo genere sono fumo negli occhi degli onesti cittadini, che, se sono creduloni cadono nella rete. Questo tipo di proclama avrebbe una sua logica solo se la maggioranza fosse riuscita a fare una vera politica di sostanza, per scovare i furbi che non pagano le tasse.
Fuori da questo progetto politico resta solo il proclama ed il fumo gettato negli occhi ai cittadini onesti, quelli che pagano mensilmente al 100% tutte le tasse allo Stato, per permettere che esso possa affrontare, con relativa tranquillità, tutti gli obblighi assunti a tutti i livelli di pagamento in stipendi e pensioni, etc…, ed in tutti gli interventi sociali a favore dei cittadini.
Senza il pagamento delle tasse non ci sarebbero scuole, trasporti, strade, ponti, pensioni, sanità, cultura, arte, etc…. Non ci sarebbe lo Stato, né una società moderna e funzionante. Le tasse sono lo strumento di base che permette allo Stato di affrontare la costruzione ed il funzionamento di tutte le sue strutture ed infrastrutture. Se tutti i cittadini pagassero le tasse, secondo le proprie entrate, avremmo ottenuto due obiettivi: la minimizzazione dei limiti delle quote delle tasse, l’annullamento del debito pubblico ed una ricchezza in Pil di gran lunga superiore.
Uno Stato democratico moderno è tale se riesce a fare pagare le tasse a tutti i cittadini e se culturalmente sa dimostrare la necessità di questo modus delle democrazie; se lo Stato non riesce ad inculcare nei propri cittadini questa forma semplice di cultura di base, non riuscirà mai ad ottenere l’equità di fiscalizzazione; infatti, tutti coloro il cui reddito è tracciabile alla fonte, pagano il 100% al fisco; tutti gli altri no!!! Questo modus crea una difformità sociale ed una disarmonia tra furbi e corretti cittadini. Questo modus crea, soprattutto, le finanziarie pesanti, quelle che, se non sono condivise tra maggiorana, opposizione e forze politiche, produttive e sociali, diventano e sono percepite come ingiuste ed inique, perché colpiscono solamente il ceto medio-basso.
La reazione sarà abnorme: scioperi, manifestazioni, dibattiti ed azioni, la cui sinergia è diretta solamente a contrastare il governo, che, se si chiude al dialogo, dimostra di non avere compreso la massa dei cittadini, ma di volere imporre un suo modo di fare politica, poco democratico e limitato agli interessi dei pochi. In questo momento si sta discutendo la finanziaria, che è molto pesante e che ha suscitato a reazione da parte di tutti i settori della società, dalla cultura al mondo artistico, dalla scuola alla classe lavoratrice, dalla Magistratura ai liberi professionisti, etc….
Tutti lamentano qualcosa, come a dimostrare l’iniquità ed i limiti, ma, soprattutto, la mancanza assoluta di un progetto vero di crescita basata sulla ricerca, la formazione e la produttività. Mancano le Riforme di tipo strutturale, che facciano crescere stipendi e produzione, senza dei quali, la crisi non potrà essere superata.
I pesanti tagli previsti alle Regioni altro non sono che una copertura di facciata da parte della maggioranza, la quale proclama che non decide nuove tasse, ma, nella realtà dei fatti, imponendo forti tagli alle Regioni, non fa altro che spostare la decisione di aumentare le tasse dallo Stato ai Comuni, che, all’interno di un Patto di stabilità bloccato, privati dall’eliminazione dell’ICI sulla prima casa, si vedranno con le casse svuotate e con i debiti e saranno costretti ad imporre tasse ai cittadini, anche, e, soprattutto, nelle forme delle contravvenzioni, per fare cassa.
I Comuni saranno costretti all’aumento delle tasse, assumendosene le responsabilità dei tagli che il Governo ha deciso. Un errore politico, che i cittadini capiranno allorquando si vedranno svuotare le tasche dai Comuni e da tutti gli aumenti di tipo territoriale. E non c’entra la debacle della Grecia; quella è un’altra situazione interna, che ha impaurito l’Europa, che resta sotto la minaccia degli speculatori delle borse, che, per una logica surreale, colpiscono proprio lo Stato che dimostra di essere in dissesto, per puntare, certi di guadagnare denaro a milioni, sul suo imminente e sicuro disastro economico.
Ma, la paura è una cosa e la crisi un’altra; la maggioranza vara la finanziaria per paura di fare la fine della Grecia, ma, non per una crisi scatenatasi, come conseguenza della debacle greca. Non è così; la crisi italiana non è mai finita, da quando ha avuto inizio; e non poteva finire, perché non sono mai state prese le misure correttive vere con un finanziaria corposa che avrebbe dovuto effettuare tagli, là dove, per davvero, era necessario e prevedere le Riforme strutturali, senza le quali a nessuno è possibile il superamento del forte impasse, dovuto ad una crescita del Pil, ferma, si può dire, nel tempo.
Il “ caso Grecia “ non ha aperto nessun secondo fronte della crisi; la Grecia ha risvegliato, con la sua crisi interna, dovuta alla politica infame del precedente governo di destra, gli appetiti dei voraci speculatori-pescecani, che hanno creato la paura del disastro definitivo dell’euro; ma, di paura si tratta e non di crisi europea o mondiale; quella già c’era!!!!
Pertanto, solo la paura di essere abbattuti dagli attacchi degli speculatori, ha indotto il ministro Tremonti a creare un blocco difensivo, con una corposa finanziaria, basata tutta sui tagli. Ma se viene creata una finanziaria corposa significa solo che i conti dell’Italia non vanno bene, a prescindere della debacle della Grecia. Secondo questa maggioranza le misure comprese nella finanziaria, dovrebbero bastare a tenere lontani gli speculatori; ma, basteranno per la crescita dell’Italia e della sua definitiva uscita dalla crisi?
Alla fine diciamo che occorre una forte finanziaria, ma, una finanziaria che ci faccia uscire dalla crisi in modo definitivo e certo; una finanziaria che non sia solo uno specchietto per le allodole, quindi, idonea solo ad allontanare lo spettro degli attacchi degli speculatori, ma una finanziaria vera, condivisa, le cui responsabilità dovrebbero ricadere sulle spalle di tutte le forze politiche, solamente per il fatto che, trattandosi di una crisi vera, non provocata da queste destre che stanno al governo, lunga e pesante, va affrontata da tutte le forze politiche e sociali dello Stato italiano e, non solo dalla maggioranza. Così non è stato; infatti, tutte le forze sociali e politiche contestano fortemente le misure previste perché considerate inidonee ed inique; ma, soprattutto svuotate di vere riforme strutturali.

Cesare Pisano

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