Una donna alla guida della Cgil

SusannaCamussoCgilSe il Brasile in questi giorni festeggia la prima presidente donna, Dilma Youssef, l’Italia si accontenta di avere proprio oggi una donna alla guida della segreteria generale della Cgil. Susanna Camusso è stata nominata dopo aver raccolto oltre il 79 per cento dei voti. E nel suo primo discorso da segretario non risparmia nulla, nemmeno al Governo, “che non ci meritiamo come Paese”.

Nei giorni in cui l’immagine della donna in Italia viene continuamente mortificata, questa nomina è veramente una notizia. Sindacalista milanese, 55 anni e una figlia, la Camusso milita nella Cgil da 35 anni, da quando a vent’anni si interessa del diritto allo studio, con la politica delle 150 ore per le categorie dei metalmeccanici. Oggi va a ricoprire il ruolo di Guglielmo Epifani, a capo della Cgil per 8 anni, in un periodo molto difficile, caratterizzato dalla crisi economica, dal lavoro precario, dalla divisione con gli altri sindacati. Proprio l’unità con Cisl e Uil “resta un punto di riferimento” ha chiarito il nuovo segretario e già da domani tornerà a lavorarci. E ha sottolineato che questa divisione ha prodotto “un deficit di risultati per i lavoratori, non ho memoria di un periodo così buio nei rapporti con gli altri sindacati”.
Per l’ex Guglielmo Epifani con questa elezione “diamo un segno alla società italiana contro l’uso e l’abuso che si fa della donna e del suo corpo”, e senza troppi giri di parole prevede che “Susanna sarà un grande segretario della Cgil”.
Nel suo primo discorso Susanna Camusso dichiara che sarà il segretario di tutti ma annuncia che sarà “un’avventura difficile per l’attacco alla nostra organizzazione e per lo stato del Paese”. E sugli ultimi scandali che riguardano il rapporto tra Berlusconi e le donne preferisce glissare per poi spiegare che in questo momento si sta “facendo un danno gravissimo al Paese offendendo le donne che sono considerate sempre più come merce, corpi da vendere senza rispetto per la loro intelligenza e cittadinanza”. Ricorda a tutti che la condizione delle donne è misura di democrazia e il nostro Paese non sta molto bene.
Fa capire fin dal suo primo discorso da segretario che non è disposta a cedere e che la lotta sarà dura. Certo il tratto distintivo di questo gruppo dirigente sarà la lealtà, ma non significa non cacciare le unghie per difendere i lavoratori. Ha criticato il Governo perché con una crisi del genere è stato l’unico a non avviare un confronto con le parti sociali. Ma non ha sciolto le riserve sullo sciopero generale e ha confermato che “non è un rituale” ma uno strumento per ottenere i risultati.

Marianna Lepore

 
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