Il super stage senza sbocchi

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Inizio 2009, in Calabria cominciano i super stage del Consiglio regionale. Un’opportunità importante per “giovani eccellenze inoccupate e disoccupate” che molti non si sono lasciati sfuggire, perché questi stage venivano pagati profumatamente: 1000 euro mensili per 24 mesi. Ma ora che il primo anno arriva al termine, una stagista delusa dallo sfruttamento ricevuto e dallo stage fasullo scrive una lettera al presidente del consiglio regionale Giuseppe Bova.

Maria Grazia Bisurgi è una brillante laureata calabrese che quando ha visto il bando non ci ha pensato due volte a partecipare. Ha vinto il voucher formativo “Programma Stages 2008-2010” promosso dal Consiglio regionale della Calabria per i migliori giovani laureati. Un programma che voleva evitare la fuga di nuovi cervelli all’estero e portare nella pubblica amministrazione calabrese una ventata di innovazione. Sulla carta era quasi perfetto. È bastato poco, però, a chi frequentava lo stage per capire che non è tutto oro quel che luccica. Invece di ricevere “alta formazione”, gli stagisti erano adoperati come bassa manovalanza per quei comuni o enti che non avevano adeguato numero di dipendenti. Invece di fare concorsi o selezioni di personale che poi non si può licenziare, diventa decisamente più semplice ed economico approfittare dei fondi europei e fornire lavoratori pagati dall’esterno per fare tutto, tranne imparare.
Maria Grazia Bisurgi scrive che non solo si è dovuta confrontare con l’indifferenza dell’ente ma anche con problemi più materiali: niente scrivania, computer, stampante. Perché non andarsene dopo il primo mese, dunque? Semplice, perché in tempi di crisi in cui un lavoro non si trova, frequentare uno stage ben pagato, per due anni, può far decidere di chiudere la bocca e non lamentarsi, sperando che l’ente alla fine trasformi lo stage in un precario contratto di lavoro.
Maria Grazia nella sua lettera alla Repubblica degli Stagisti fa notare che «Anche questo è spreco di denaro pubblico e prima o poi occorrerà fermare questa emorragia, che ci vede protagonisti nelle classifiche italiane ed europee sempre e solo delle ultime posizioni».
La polemica su questi “superstage” era arrivata anche sulle pagine del Corriere della Sera dopo un’inchiesta della Repubblica degli Stagisti che aveva evidenziato tutti i punti poco chiari del bando: una durata enorme (24 mesi quando una normativa nazionale, il dm 142/1998, prevede un massimo di 12 mesi prorogabile fino a 24 mesi solo per i portatori di handicap), un’età limite di 37 anni (contro il limite di età per i “giovani” fissato dall’Unione Europea a 32 anni), la possibilità di essere già professionisti (a che serve essere avvocato o ingegnere e prestarsi a fare lo stagista, se non a rubare soldi?) e soprattutto l’assenza di uno sbocco lavorativo. Della questione si era interessato anche il senatore e giuslavorista Pietro Ichino che a inizio anno aveva presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Sacconi proprio per capire come si era arrivati a questo snaturamento del mezzo dello stage. A tutt’oggi il ministro non ha fornito risposte. Ma la risposta che manca è soprattutto quella del Presidente del Consiglio regionale Bova: la buona politica – scrive Pietro Ichino sul suo sito – richiede anche la capacità di riconoscere gli errori commessi, perché essi non si ripetano.
Il portavoce del consiglio regionale della Calabria spiegava a Eleonora Voltolina, direttore della Repubblica degli Stagisti, che con questo programma “abbiamo risposto a due esigenze: da un lato ridurre i costi della politica, dall’altro trovare uno sbocco professionale per i tantissimi giovani laureati di questa regione”.
Così con le elezioni regionali vicine, nel 2010, era stato organizzato questo perfetto stage formativo: due anni di formazione a 900 euro netti al mese per 1.500 ore di lavoro all’anno che, tolti i weekend, significa un impegno di 5,7 ore al giorno.
Nonostante le critiche ricevute nella fase di avviamento del progetto e nonostante la lettera testimonianza di Maria Grazia Bisurgi che conferma in pieno i pronostici negativi sul progetto, il presidente del Consiglio regionale della Calabria Giuseppe Bova ci resta quasi male per le critiche ricevute. E soddisfatto dei risultati a suo avviso ottenuti, in vista delle elezioni regionali ha già dichiarato che prevede di estenderlo anche al mondo delle imprese.
Tecnica che funziona non si cambia: se posso utilizzare denaro pubblico per “regalare personale gratuito” come scriveva la superstagista Bisurgi e allo stesso tempo sostituire i vuoti di organico negli enti pubblici e in futuro in quelli privati senza avere alcun obbligo contrattuale, perché non dovrei farlo?
Perché è vietato dalla legge, che in Italia regolamenta addirittura la durata degli stage, con relativi compiti. Ma la legge non spaventa più nessuno.

Marianna Lepore


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