L’Europa sciopera

bruxellesscioperiUna giornata di scioperi oggi in tutta Europa: quello dal significato più forte è stato in Spagna dove per la prima volta in otto anni di governo del socialista Zapatero la gente è scesa in piazza contro la nuova riforma del lavoro approvata in via definitiva venti giorni fa. Blocco dei lavoratori nelle più grandi imprese e centinaia di manifestazioni convocate in tutto il Paese. Paralisi di treni, aerei, autobus.

Non è un momento felice per la Spagna che arranca per uscire dalla crisi economica e al momento un quinto della forza lavorativa è disoccupata. Zapatero, come unica alternativa per ridurre il deficit pubblico, ha dovuto prendere una serie di decisioni molto impopolari e dolorose per i cittadini: congelamento delle pensioni, cancellazione di alcuni servizi sociali, taglio degli stipendi dei funzionari pubblici.
Lo sciopero è stato convocato da due grandi sindacati, Ugt e Ccoo, e ha ricevuto anche il sostegno della famiglia reale.
“Così no” è stato il motto dei manifestanti per le strade delle città spagnole e il bilancio, a fine giornata, è di 60 persone arrestate e quasi 30 feriti negli scontri con la polizia.
Con una disoccupazione salita ormai al 20 per cento, il governo socialista ha deciso che la soluzione, per ridurla, è aumentare la flessibilità, intesa come licenziamenti più facili e non come rapida soluzione della ricerca di un lavoro. Non solo, con le riduzioni salariali gli stipendi statali caleranno del 5 per cento, l’età pensionabile è stata innalzata a 67 anni e sono state diminuite anche le indennità di licenziamento. 
L’adesione allo sciopero generale supera il 70% e in alcuni settori, come quello della raccolta dei rifiuti, è stato addirittura totale.
La protesta però non era solo per le strade spagnole. Oggi 100.000 persone protestavano anche a Bruxelles e in molte altre città europee per la giornata di mobilitazione indetta dalla Confederazione europea dei sindacati (Ces). La parola d’ordine è stata “no all’austerità”. John Monks, segretario generale della Ces ha detto che i provvedimenti di austerità sono ormai diventati una “moda” per i governi europei, in una fase “in cui l’economia è molto vicina alla recessione e quasi certamente la vedremo ripiombare in recessione proprio sotto i colpi di questi tagli”. Gli scioperi oggi erano anche per le strade della Grecia, mentre in Italia i lavoratori scenderanno in piazza in due date diverse: l’8 ottobre i lavoratori della scuola e il 16 la Fiom.
Il messaggio arrivato dai lavoratori di tutta Europa è chiaro ed è stato urlato direttamente contro il potere: “Non vogliamo pagare la crisi”.

Marianna Lepore

 
Ordina libri su Ibs e sostieni il sito

     

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>