Crisi, l’Italia prova a sopravvivere

crisieconomicaResistere: è questo l’imperativo delle famiglie e imprese italiane che esce dall’ultimo rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Nessuna pianificazione per il futuro, la famiglia italiana, oggi, vive giorno per giorno. E non potrebbe fare altrimenti visto che, sempre secondo i dati, nell’ultimo anno ben 162 mila imprese hanno chiuso i battenti nel commercio e nel terziario.


La crisi non è passata come una certa politica vorrebbe far credere. Semplicemente gli italiani, da sempre maestri dell’arte di arrangiarsi, stringono la cinghia, tagliando su tutto e mettendo al bando gli sprechi. Le famiglie resistono alla crisi ma vivono con l’ansia di non farcela e una su quattro arriva a stento alla fine del mese. Così per coprire le necessità quotidiane è costretta ad ingegnarsi attingendo ai risparmi accumulati nel tempo, dilazionando i pagamenti o chiedendo un prestito.
Si dice addio ai vizi che costano troppo, sigarette in testa, e si cambiano radicalmente le proprie abitudini, con una ricerca sempre maggiore delle offerte low cost in qualsiasi campo, anche alimentare. Nell’ultimo anno sono stati persi oltre 760mila posti di lavoro per motivi legati alla crisi economica, per l’esattezza sono 763 mila quanti, a causa della crisi, sono rimasti senza lavoro perché licenziati, messi in mobilità, per interruzione dei contratti o per chiusura dell’attività. Secondo i dati nel nostro paese è andata meglio di Spagna e Gran Bretagna, dove la crisi è più forte, ma peggio di Francia e Germania. Ad essere colpite maggiormente sono state le diverse forme di lavoro a termine (-229 mila lavoratori, -9,4%), le collaborazioni a progetto (-12,1%) e quelle occasionali (-19,9%).
Oggi ci sono un milione e 50 mila famiglie in condizione di povertà alimentare, pari al 4,4% del totale.
Il dato più allarmante dell’indagine Censis è “la forza perduta dell’istruzione”. Perché tra i giovani domina il disincanto e lo scetticismo, con l’80% circa dei ragazzi tra i 15 e i 18 anni che si chiede che senso abbia andare a scuola o frequentare corsi di formazione professionale. Il 92,6% dei giovani in uscita dalla scuola superiore ritiene che anche per chi ha un titolo di studio elevato il lavoro sia oggi sottopagato, il 91,6% pensa che sia agevolato solo chi può avvalersi delle conoscenze.
L’Italia 2009 è una società che cerca di resistere alla crisi economica, anche se per farlo, molto spesso, ricorre all’evasione fiscale con la conseguente assenza, sul fronte pubblico, di risorse da dedicare agli investimenti.
Secondo il Censis i tempi peggiori sono passati proprio grazie al sistema famiglia, tipicamente italiano. Ma non ci sono buone notizie per il futuro, perché non è facile avanzare interpretazioni e il Censis non è in grado di definire nuovi obiettivi da perseguire, di dire cosa succederà “dopo”.

Marianna Lepore


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