Mettere le mani nelle tasche degli italiani

aumenti_IrpefIrapLo slogan più usato in mesi di campagna elettorale e quello ancora sbandierato dal premier e dai suoi colleghi di partito è: “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”. Il Pdl, secondo il presidente del Consiglio, non dovrebbe, infatti, aumentare le tasse o ridurre i servizi offerti ai cittadini. I deficit però vanno sanati, così pochi giorni fa è arrivata la notizia della maggiorazione di Irap e Irpef per 4 regioni: Campania, Molise, Lazio e Calabria. E a pagare saranno, logicamente, proprio i cittadini.
Il messaggio non è per niente in linea con la politica del partito, ma alla fine visto che si parla di tasse regionali il governo spera che passi il messaggio per cui la colpa è locale non nazionale.
Le Regioni hanno provato a rimettere in sesto i conti della Sanità. In alcuni casi ci sono stati dei miglioramenti, ma i risultati non sono comunque stati sufficienti per risanare i deficit di bilancio.
Così l’Agenzia delle entrate ha calcolato una maggiorazione sull’Irap nella misura di 0,15 punti percentuali e dell’addizionale regionale all’Irpef nella misura di 0,30 punti percentuali.
Aumenti che avranno effetti devastanti per le Regioni già alle prese con una manovra economica che taglia loro i fondi. E si iniziano già a fare i primi calcoli. Secondo i dati Cisl, per quanto riguarda l’Irpef ci sarà “un aumento di 45 euro (da 210 a 255) per un reddito di 15.000 euro annui; chi ne guadagna 20.000 passerà da 280 a 340 euro annui e chi arriva a 25.000 euro ne pagherà 425 rispetto a 350”.
I primi effetti sulle tasche degli italiani, secondo quanto ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, si avranno già a novembre per l’acconto Irap mentre per l’aumento dell’Irpef l’impatto arriverà con il nuovo anno. Anche se già nel 2010 saranno interessati dall’aumento i lavoratori dipendenti che cessano il rapporto di lavoro in corso d’anno.
Il vero problema per i cittadini, però, è che nemmeno questo aumento di Irpef e Irap aiuterà le casse sanitarie delle quattro regioni incriminate. Il deficit totale è, infatti, ben più alto delle somme che verranno recuperate con questo aumento. Il Lazio incasserà complessivamente 359 milioni, lasciando ad altre coperture 62 milioni; il Molise recupererà 12 milioni, ma dovrà trovare altre misure per la copertura dei restanti 57 milioni; la Campania porterà in cassa 197 milioni, ma dovrà varare misure anti deficit per altri 300,7 milioni.
Con la conseguenza scontata di avere ancora altre spese a carico dei cittadini o di vedere profondamente ridotte le prestazioni sanitarie.
Renata Polverini, governatrice del Lazio (Pdl), non ha gradito la scure sulla sua regione e ha dichiarato, in un’intervista al Tempo, “Non possiamo farci trattare in questo modo. Le Regioni sono pezzi di Stato. Non possiamo passare per scocciatori.” E annuncia che sul piano sanitario ci sarà un’altra verifica con i ministri competenti il 14 luglio da cui si spera di ottenere qualche risultato.
In sua risposta l’intervista rilasciata dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio, al Sole24ore qualche piccolo spiraglio lo riapre. «Ci sono margini: ma bisogna dimostrare di aver saputo invertire la tendenza, anche tra sei, otto, dieci mesi», ha detto il ministro.
Le regioni dovranno dimostrare, quindi, di voler cambiare e riqualificare la sanità. A quel punto, forse, gli aumenti potrebbero anche non scattare. Resterebbe però una domanda: in quel caso, chi sanerà il buco di bilancio? 

Marianna Lepore

 
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