Quando il reddito diventa un miraggio

euro

Reddito minimo garantito: è una definizione sconosciuta ai più in Italia su cui, invece, si basa gran parte dell’emancipazione dei giovani europei. Tre parole magiche che garantiscono ai disoccupati un reddito, appunto minimo, con il quale i giovani possono vivere lontano dalle famiglie, iniziare la propria vita adulta e cercare il lavoro più adatto senza accontentarsi della prima offerta.

Il mondo politico italiano sembra ben lontano dall’occuparsi di questo problema. Così è sembrata quasi rivoluzionaria la proposta di un assegno per chi perde il lavoro, anche per i precari normalmente fuori dagli ammortizzatori sociali, lanciata dal segretario del Pd Dario Franceschini. Le risorse non sarebbero nemmeno tanto difficili da trovare secondo il leader democratico che in un’intervista ricorda come parte di quel denaro potrebbe arrivare “dalla lotta all’evasione fiscale che in Italia si stima intorno ai 110 miliardi”.
Gli ultimi dati dell’Eurostat parlano di una disoccupazione in aumento nella zona euro nel mese di febbraio, con un tasso salito all’8,5% dal 7,2% dello stesso mese del 2008: 19 milioni di persone incapaci di provvedere al proprio sostentamento. Per l’Italia il dato di febbraio non è disponibile ma la disoccupazione dell’ultimo trimestre non fa certo sorridere con il suo 6,9%.
Se da oltreoceano, con la perdita di 742 mila posti di lavoro nelle aziende americane, i numeri fanno pensare a una crisi che difficilmente si risolverà in tempi brevi, in Europa non resta che affidarsi al reddito minimo garantito. Per tutti, anche per chi un lavoro non l’ha ancora trovato.
L’Italia è fanalino di coda sull’argomento tranne che per due eccezioni. L’ultima, in ordine di tempo, è quella della regione Lazio che proprio a fine gennaio 2009 ha approvato il Reddito Minimo Garantito.
Una legge che finalmente apre gli occhi sul nuovo mondo del lavoro e propone quindi un welfare totalmente diverso. Il reddito minimo garantito è destinato a disoccupati, inoccupati e precariamente occupati che nell’anno precedente alla richiesta non hanno superato un reddito imponibile di 7500 euro. A questi giovani sono diretti all’incirca 530 euro al mese più una serie di agevolazioni come un aiuto per il pagamento del canone d’affitto e l’uso gratuito dei mezzi pubblici. Il reddito sarà disponibile per circa 4000 cittadini residenti da almeno due anni nel Lazio, con priorità per donne e precari. La legge entrerà in vigore il 12 aprile e funzionerà a pieno regime dopo la delibera del regolamento attuativo, probabilmente entro fine estate 2009. 

Il governatore Piero Marrazzo aveva ragione quando affermava che il provvedimento portava “nel Lazio un modello di tutela presente in tutti i Paesi europei avanzati: Francia, Austria, Belgio, Olanda” ma non era preciso quando annunciava di essere la prima grande Regione italiana che si dotava di uno strumento fondamentale. La Campania era, infatti, arrivata prima con il Reddito di Cittadinanza: un contributo mensile di 350 euro per le famiglie anche di fatto, comunitarie ed extracomunitarie, con un reddito annuo inferiore a 5000 euro e residenti da almeno 60 mesi nel territorio campano. L’obiettivo della Regione Campania era garantire un reddito adeguato per vivere in modo dignitoso, favorire l’inserimento lavorativo grazie anche a borse di studio per l’obbligo alla formazione professionale, garantire un accesso paritario alla salute, ai trasporti, alla cultura.

L’esempio della Campania e del Lazio, per quanto diversi, fanno luce su un concetto base che in Europa non si dimentica: un individuo senza reddito è cittadino solo a metà. Resta da chiedersi se lo Stato italiano si ricorderà dei suoi futuri cittadini.

Marianna Lepore 

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>