Il significato della manifestazione Fiom-Cgil

Il metodo del Fordismo ebbe inizio nel lontano 1913, per volontà del Padron della Ford, Henry Ford, che iniziò il nuovo processo di produzione delle auto, basato sulla catena di montaggio. La logica del fordismo era l’aumento della produttività in serie, attraverso una catena di montaggio in cui ad ogni stadio di produzione l’operaio doveva intervenire, osservando i tempi esatti della produzione, per soddisfare i bisogni della società di massa.

Basti vedere il film “ Tempi moderni “, con Chaplin, per rendersi conto, della logica della sua parodia. Capi-reparto controllavano i lavoratori ed aumentavano, con la loro presenza i costi di produzione; i diritti dell’operaio erano ridotti e la sua stessa esistenza, come uomo, declassata a mero aggeggio del processo nella catena di montaggio.
Una sofferenza dovuta alla mancanza dei diritti e tutela del lavoratore, che rendeva alienante la sua stessa esistenza, sia  come operaio nella fabbrica, in quanto considerato uno dei tanti bulloni della catena di montaggio, sia nella vita, nella quale navigava, non come un essere dignitoso, ma, come un fantasma di se stesso.
Il fordismo entra in crisi definitivamente a cominciare dalla fine degli anni settanta, quando il Toyotismo o produzione snella, riuscì a produrre, sulla base di un forte abbassamento dei costi di produzione, qualità, ottimizzando il processo produttivo sull’efficienza, sull’essenzialità e sulla responsabilizzazione dell’operaio, che doveva essere in grado di fermare le macchine autonomamente, in caso di difetto, e di tantissimi altri principi, che nel loro discorso di flessibilità generale, riducevano l’operaio ad un vero quadro della produzione; infatti, la scomparsa dei capi-controllori trasformava l’operaio in interessato diretto e responsabile della produzione, il cui prodotto diventava il prodotto creato dall’operaio e dalle sue capacità di intervento su di esso o su parte del processo.
Il passaggio dal Fordismo al Toyotismo significò, in teoria, la morte del dramma esistenziale dell’operaio e la sua crescita in dignità ed in diritti. Veniva recuperata, da un lato un prodotto di qualità superiore ed a costi più bassi, e, dall’altra la dignità dell’operaio, attraverso la riappropriazione dei propri diritti e di un’esistenza dignitosa e vivibile.
Il momento della globalizzazione e delle dislocazioni, in spazi territoriali più consoni, per l’abbassamento dei costi di produzione, hanno cancellato quelle condizioni di dignità, basati sul riconoscimento dei diritti dell’operaio, per riportarlo nelle stesse condizioni di quanto produceva all’interno del metodo fordista, quando, semplice strumento sussidiario della macchina, faceva parte integrante del produzione in serie, attraverso la catena di montaggio, i cui effetti erano deleteri, sia nell’esistenza alienante, sia nella perdita dei diritti.
Pomigliano è uno dei tanti emblemi che corredano la politica globalizzata di oggi.
Un emblema il cui indice si indirizza verso forme della perdita della dignità dell’operaio e dei suoi diritti, sanciti per contratto e per la Costituzione; un emblema che potrebbe essere allargato, come soluzione alle altre imprese.
L’accordo contrattuale di Pomigliano, voluto dalla Fiat, siglato dai due sindacati e rifiutato dalla FIOM-CGIL, dimostra una presa di coscienza sul vero stato in cui, oggi, si trovano gli operai delle fabbriche, appartenenti alle multinazionali, capaci di dislocare le strutture verso lidi più favorevoli, ove i costi di produzione sono bassi ed i diritti dei lavoratori ridotti.
La manifestazione di oggi, a Roma, vede gli operai impieganti verso un metodo di contrattazione che salvi  i diritti dei lavoratori.
A Pomigliano la FIOM si rifiutò di firmare, non l’accordo sul contratto generale, ma, le clausole integrative del contratto individuale di lavoro.
E’ in queste clausole che la Fiat prevede che  “ la violazione, da parte del singolo lavoratore, di una delle condizioni contenute nell’accordo costituisce infrazione disciplinare da sanzionare, secondo gradualità, in base agli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari e ai licenziamenti..”.
Sulla stessa responsabilità del lavoratore, la presenza della clausola libererebbe da responsabilità la Fiat. 
La Fiat, infatti, derogando al contratto nazionale, si libera da possibili obblighi contrattuali, se gli stessi non venissero rispettati.
L’atteggiamento previsto dalle deroghe mette la Fiat, a parere della FIOM, in una condizione favorevole, rispetto gli operai; infatti, essa opererebbe in assoluta discrezionalità, sia su eventuali scioperi o proteste, sia sui carichi di lavoro, sia sugli straordinari, sia sulla stessa gestione della forza-lavoro; etc…
La FIOM respinge le integrazioni al contratto collettivo nazionale in quanto considera queste deroghe, come una palese violazione della legittimità, sia dei contratti collettivi nazionali e sia della costituzione.
Da un lato la multinazionale-Fiat a tavolino studia la sua linea, quale elemento fondativo-strategico, ove l’operaio, in quanto costellazione di valori, diritti, responsabilità, abnegazione, impegno, etc..non viene preso in considerazione, perché la logica del profitto, dell’abbassamento dei costi e dell’eliminazione, di quanti potessero reagire, protestando o scioperando, diventano elementi contrastanti.
Dall’altro la FIOM e gli operai tesi a respingere qualunque attacco venga considerato in conflitto di legittimità con contratti, già esistenti e con i principi della Costituzione.
Oggi, a Roma, non c’è solo la FIOM; il sindacato non ha invitato nessuno; ma, ha presentato un piattaforma sindacale alla quale ci sono state delle aggregazioni esterne, che saranno presenti; il PD ufficialmente non aderisce; ma, molti dei suoi uomini saranno alla manifestazione di oggi a Roma, in Piazza S.Giovanni, poi, le donne contro la violenza, i precari, gli studenti…
E’ in grado la manifestazione di oggi di impedire altri Pomigliano e di invertire la rotta verso contratti aziendali, che non siano in deroga  a quello collettivo generale?
Riuscirà la lotta a ridare dignità e diritti ai lavoratori nell’epoca della globalizzazione e delle dislocazioni facili?

Cesare Pisano

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