Nell’Italia federalista bisogna fare i conti con il lavoro sommerso

Manifestazione dei sindacati contro il lavoro nero in PugliaTutte le società a sistema capitalista sono alle prese con il lavoro nero o sommerso, che costituisce una realtà che produce e permette a molte persone di avere migliori guadagni, o, comunque, di vivere una situazione meno grave socialmente. Sono attività che vengono regolarmente retribuite, ma, che restano nascoste allo Stato ed al fisco.

Attività regolari, per certi aspetti, e legittime; naturalmente, non è considerato tale il lavoro illegale che sfocia nelle attività criminali, quale la droga, la vendita di armi, etc.. Un sistema dentro il sistema; un lavoro di natura legittimo, che diventa illegale, perché elude la legge ed opera al buio, nel senso di non ottemperare tutti quegli oneri che la legge richiede, per quella data attività.
I datori di lavoro che eludono le leggi sono spinti dalla tutela del capitale investito, e necessitati dalla diminuzione dei costi della produttività. L’illegalità porta all’elusione dei versamenti dei contributi per i lavoratori, evasione del fisco per mancata dichiarazione dei guadagni e profitti, elusione degli oneri sulla sicurezza del lavoratore. La mancata contribuzione comporta per il lavoratore la privazione di alcune assicurazioni importantissime, come la tutela sanitaria, la tutela dai rischi del lavoro, il diritto alla pensione, il diritto agli assegni familiari per figli a carico.
Non sempre, però, il lavoratore sommerso proviene dalle sacche della disoccupazione; spesse volte, trattasi di pensionati o di secondo lavoro. In questi casi la situazione economica e protettiva del lavoratore verrebbe assicurata dall’essere un pensionato od un dipendente legittimo; rimarrebbe, però, il guadagno sommerso eluso al fisco. Nel sommerso, pertanto, i vari soggetti attivi e passivi hanno una convenienza; maggiore, naturalmente appare quella del datore di lavoro; molto minore, perché fuori dalle norme di sicurezza, quella dei dipendenti con una sola attività lavorativa data dal sommerso.
Il sommerso esiste per la troppa burocrazia, per la difficoltà di registrazione dell’impresa e tutti gli obblighi, che scoraggiano molti datori di lavoro; e non solo, ma, anche, perché spesso, attraverso il nero, l’imprenditore riesce a salvare la propria azienda, naturalmente, con una concorrenza sleale, basata sui costi inferiori. Il lavoro in nero è sleale, perché falsa la concorrenza.
Non riesce ad incidere o a costituirsi nelle aree ove operano le grandi industrie, perché a quei livelli produttivi, il sommerso non può esistere, ma, nelle aree ove pullulano le piccole imprese incide negativamente sul mercato martellando ai fianchi i piccoli imprenditori onesti e scrupolosi, che, in regola con le leggi, si vedono superati dalla produzione sommersa, il cui costo di produttività è di molto inferiore.
Abbiamo avuto casi di piccoli imprenditori, che hanno investito tutta la loro vita , che si sono suicidati per fallimento, perché sul mercato superati dalla concorrenza sleale dei prodotti sommersi, ad un prezzo molto più basso. Il sommerso si espande facilmente tra lavoratori meno coscienti, che cercano lavoro, non tanto per vivere dignitosamente, ma quanto per sopravvivere.

Con le ondate dell’immigrazione il lavoro in nero è cresciuto di molto, in tutte quelle zone, ove la domanda di manodopera si è spostata dai cittadini italiani agli extracomunitari. Costoro si accontentano di pochissimo; pur sapendo di essere degli sfruttati cercano questo tipo di lavoro, per iniziare e per potere fare esperienza, nel tentativo e nella speranza che un giorno vengano regolarizzati dai loro datori di lavoro e potere iniziare una vita dignitosa.
Altra conseguenza di questo tipo di rapporto è data dai molteplici problemi che si verificano a livello di alimentazione, di igiene, di aree abitative, di casa, di formazione scolastica, nel caso di famiglie con figli, etc.. Disarmonie che incidono nella qualità della vita e nell’immagine sociale del territorio.
L’umiltà ed il basso livello di molti lavori ha spostato, quindi, l’occupazione verso le fasce degli immigrati, che risultano i più sfruttati in questa dimensione produttiva. Il sommerso si rivolge ai lavori stagionali, all’agricoltura, all’edilizia,al commercio al dettaglio, al settore alberghiero e ristorativo, alle famiglie in cerca di badanti, di pulizia della casa, etc… Il lavoro sommerso, di cui sono vittima, soprattutto, gli immigrati, è una conseguenza della loro mancata residenza, dell’essere clandestini, anche, involontari, perché assunti in nero, in attesa di regolarizzazione.
Non avendo potuto ottenere la regolarizzazione, perché lavoratori in nero, sono diventati clandestini perché hanno perso il lavoro, per essere sostituiti da altri immigrati, sempre in nero. Uno sfruttamento illegale che produce l’effetto di mantenere la produttività in modo illegale, per potere vincere la concorrenza o permettere la sopravvivenza di certe imprese, che altrimenti, in una dimensione di lavoro legale emerso, andrebbero incontro a sicuro fallimento.
Ci sono, pure, regimi di semi-sommerso di piccole imprese legali e con lavoratori in regola, accanto ai quali, operano un certo numero di clandestini immigrati, a basso costo di salario, tale da permettere un forte abbassamento dei costi di produzione. Quindi, mentre il lavoro sommerso, di cui sono soggetti attivi i lavoratori italiani, dotati di cittadinanza, rientra in una fattispecie più complessa, perché comporta un superamento della disoccupazione, sempre crescente, che diventa un alibi per dimostrare la necessità di dovere mantenere la famiglia, quello degli immigrati, senza residenza, diventa un rapporto di vero sfruttamento e crea clandestinità.
Un cittadino che lavora in nero può sempre denunciare il suo datore di lavoro e provocare le sanzioni previste e la riemersione del nero. L’immigrato, senza residenza e senza difesa alcuna, perchè grava su di esso il reato di clandestinità, non potrà mai essere in condizione di denunciare il datore di lavoro sommerso, che, forte di questa situazione socio-psicologica, approfitta del più debole. Gente alla mercè di datori di lavoro senza scrupoli, che li usano per i loro profitti, per abbassare i costi di produzione con salari di fame, vincere la concorrenza di mercato in modo sleale, colpire le aziende virtuose che hanno osservato tutti gli obblighi, per ottenere vantaggi in modo illegale.

Incapacità dello Stato ad affrontare e risolvere un problema sociale così forte? Io non credo.
Il problema non è solo italiano, ma europeo e va affrontato in modo omogeneo, tra tutti gli Stati. Però, se la riforma federalista venisse attuata, e passeranno degli anni, le varie Regioni avrebbero la possibilità di superare il contrasto tra lavoro legale e lavoro nero, destinato alla scomparsa; emergeranno tutte le aziende in nero e si aprirà un nuovo discorso di tipo fiscale. Lo Stato guadagnerebbe in entrate fiscali; tutti i lavoratori dovrebbero possedere la residenza, un forte colpo verrebbe inferto alla clandestinità; e la vita sociale guadagnerebbe in qualità.
L’eliminazione del sommerso, aumentando le entrate dello Stato, attraverso una maggiore fiscalizzazione, comporterebbe una risposta migliore in servizi sociali ed una qualità diversa e superiore degli stessi.

Cesare Pisano

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