Meno laureati, speriamo meno disoccupati

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In Italia diminuisce il numero di laureati. Secondo i dati resi  noti dall’annuale rilevazione del ministero dell’Università, infatti, nel 2008 ad indossare la coroncina d’alloro sono stati solo 293 mila studenti, quasi 6 mila in meno rispetto al 2007.  Per non parlare dei fuori corso: su oltre 1 milione e 776 mila iscritti nell’anno accademico 2008- 2009, quelli in regola con il precorso di studio scelto sono appena 945 mila. Quindi, la restante parte è fuori corso o ripetente. Si tratta di 831 mila ragazzi che probabilmente hanno incontrato difficoltà tali da decidere di abbandonare gli studi. 
I numeri parlano chiaro si è davanti ad un giro di boa: se dal 2000, con l’introduzione del nuovo ordinamento, il 3+2, al 2007 si era registrata una vera e propria impennata di giovani e meno giovani laureati: da 160 mila a 293 mila, ed era difficile trovare qualcuno che volesse diventare elettricista, falegname o idraulico. Attualmente è più problematico trovare persone che vogliano fregiarsi, in fretta, del titolo di dottori.
Eppure i giovani italiani dovrebbero essere incentivati dai loro predecessori. Un laureato in giurisprudenza, per esempio, alla soglia dei 26 anni, se non è uscito fuori corso, è pronto per intraprendere il percorso che lo conduce all’avvocatura. Due anni di praticantato, cioè due anni in cui lavora gratis presso uno studio, iscrizione all’albo specifico, poi esame di stato e il gioco è fatto. Peccato solo che superarlo sembra essere una vera e propria impresa, tanto che i più fortunati ci riescono dopo la 3 – 4 volta, ormai alla soglia dei 30, dal momento che l’esame è annuale. Poi? Se non si ha un parente avvocato, ci si fa conoscere ed apprezzare e con il tempo arriveranno i primi guadagni. E se si sceglie l’insegnamento?  Il percorso non è più difficile, ma di sicuro meno delineato.  Ad ogni cambio di governo e nuovo ministro cambiano le carte del gioco: prima c’è la SICSI, scuola di specializzazione post-laurea a numero chiuso e a pagamento, il modo per entrare in graduatoria e trovare inserimento nelle scuole, poi non c’è più; prima le tre maestre, poi la maestra unica. Graduatorie rese ballerine dalle variazioni di normative e gente che, avvolte, si trova in età da pensione al suo primo anno di insegnamento.
Ma di facoltà ce ne sono tante, alcune delle quali con pochissimi appassionati come Scienze ambientali, Studi arabo-islamici del mediterraneo e Musicologia, ma anche lì il problema è sempre lo stesso: trovare un inserimento. Più fortunati sicuramente coloro che scelgono materie scientifiche, ma con degli esempi così i giovani italiani non possono che spaventarsi. Meno laureati, dunque, speriamo che la controtendenza si verifichi anche nei livelli di occupazione dei giovani.

Emiliana Avellino