Statistiche comuniste

Povertà

Quel pericoloso covo di comunisti che è l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, ha appena diffuso dei dati non proprio incoraggianti sulla povertà: 8 milioni sono ormai i poveri in Italia, il 13,6% della popolazione. L’Istat era stata più volte attaccata dai ministri del governo Berlusconi con l’accusa di diffondere informazioni pessimiste e disfattiste. Tipico delle dittature attaccare chi dice la verità, soprattutto una verità che non si può confutare o ridurre a un’opinione come quella che viene dalle statistiche. 

Del resto tutti gli uomini del premier sono abituati a negare l’evidenza, una pratica che gli viene particolarmente facile nelle televisioni controllate dal regime. Le statistiche Istat appena uscite si riferiscono a tutti gli italiani che hanno a disposizione meno di 1000 euro al mese. Possono sembrare tanti, ma provate a viverci pagando tutto quanto senza aiuti, non solo vitto e alloggio ma anche mezzi di trasporto, spese mediche, vestiti.
Pensandoci un attimo si capisce che ormai 1000 euro al mese sono effettivamente la soglia della povertà. E’ una soglia in cui in realtà rientrerebbero anche molte altre persone, centinaia di migliaia di giovani con lavori precari o sottopagati. Il motivo per cui tecnicamente non ci rientrano è perché in molti casi vivono ancora con i genitori o beneficiano del loro aiuto. La domanda di fronte a tutti questi dati e ai precedenti riguardanti i conti pubblici, i salari complessivi delle famiglie italiane e molti altri, tutti negativi, è come sia mai possibile uscire dalla crisi se la maggior parte della gente diventa sempre più povera e quindi può spendere sempre meno.
Un’altra domanda è perché un paese in cui tanti diventano sempre più poveri e pochi sempre più ricchi elegge come capo di governo un miliardario che pare passi buona parte del suo tempo partecipando a festicciole con numerosi ospiti femminili. Forse perché la gente crede che la ricchezza sia un potere magico che si può trasferire da un singolo uomo a un intero paese. Come chiamare una simile convinzione? Tragica ingenuità? 
In tutto questo in parlamento il decreto anti-crisi, un nome roboante per un’accozzaglia di norme slegate unicamene a sostegno delle imprese e non delle famiglie, è diventato una barzelletta tra voti di fiducia, modifiche e contromodifiche, ma già che ci sono hanno infilato dentro di esso una nuova legge bavaglio, questa volta contro la Corte dei Conti, in modo che non possa rompere le scatole controllando le spese del governo. Lo scopo finale infatti è eliminare qualsiasi organismo indipendente in grado di criticare il governo o semplicemente di dire la verità: la magistratura, i giornali, anche per l’Istat gli verrà presto in mente qualcosa. 
E l’Italia diventerà, più di quanto già non sia, un treno diretto verso il precipizio con il manovratore che ripete ai passeggeri ciechi che andrà tutto bene. Intanto lui ha un elicottero pronto per fuggire in una delle sue ville alle Bermuda. 

Francesco Defferrari

 
  

     

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