Fiat, qualcosa bolle in pentola

simbolofiatEra nell’aria da giorni ed era anche abbastanza prevedibile. Ora dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt arriva anche una conferma. Fiat cresce, ogni giorno si allargano gli accordi con nuove case produttive. Ma non è tutto oro quel che luccica.

Handelsblatt lo scrive senza giri di parole: il piano della Fiat per acquisire Opel prevede chiusure e ridimensionamenti di fabbriche in tutta Europa. In Italia toccherà ad una fabbrica del nord e a un’altra del sud. Par condicio, verrebbe da dire.
I sindacati, appresa la notizia, hanno subito urlato che sarà necessario a breve un incontro con il governo. Gianni Rinaldini, segretario della Fiom (il sindacato dei metalmeccanici della Cgil), ha detto che la chiusura di stabilimenti in Italia è inaccettabile e che un tale disegno “porterebbe all’apertura di un pesante conflitto sociale”.  Il Governo, che fino a questo momento non si era per nulla preoccupato della crescente voglia di alleanze della Fiat (forse perché impegnato a risolvere problemi più personali), deve essersi tutto a un tratto accorto che qualcosa non andava. E l’ha dimostrato con una lettera spedita dal ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola al presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo e all’amministratore delegato Sergio Marchionne in cui conferma “la centralità degli stabilimenti italiani” e preannuncia un incontro per discutere delle prospettive dell’azienda.

Le notizie che oggi sono state diffuse cancellano in un secondo quello che già veniva definito “Project Football” e che il quotidiano Faz aveva attribuito alla Fiat, poi subito smentito dal Lingotto. Quel documento prevedeva, infatti, la chiusura di 10 impianti in tutta Europa, inclusi quelli di Pomigliano e Termini Imerese.
La nuova ipotesi di chiusura delle fabbriche farebbe, invece, parte del “progetto Fenice”, scrive Handelsbatt, un piano presentato dall’ad Marchionne al ministro tedesco dell’Economia. Per consolarci le chiusure non riguarderanno solo l’Italia, perché a rischio, almeno ridimensionamento, ci sono fabbriche in Germania, Polonia, Gran Bretagna: lo scrive anche il Financial Time Deutschland.

Il top manager del Lingotto non sembra però intenzionato a fermarsi. E continua a viaggiare su e giù per il mondo per concludere nuovi accordi tra la casa torinese e altre nel mondo. Secondo alcuni questi accordi metterebbero a rischio fino a 18mila posti di lavoro.
I sindacati tedeschi sono molto preoccupati e chiedono con forza che la produzione resti nei loro confini. Tra l’altro proprio la collocazione in Germania del quartier generale della società è una delle 14 condizioni poste dal governo tedesco per valutare positivamente l’acquisizione Opel.

Il nostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si dice però fiducioso: «Tutte le notizie che ho io è che tutti guardano con grande interesse a questa operazione che sarebbe per tutti gli italiani quasi un sogno».
Un sogno che ci sarebbe costato caro, non solo in termini di disoccupazione ma anche in termini di aiuti statali che il nostro Paese ha sempre concesso alla Fiat. C’è solo da aspettare per sapere veramente cosa bolle in pentola.

Marianna Lepore

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