Chi paga le crisi

Proteste in GreciaIn molti periodi storici della storia umana sono esistite in diversi luoghi condizioni di oggettiva scarsità e sarebbe stato difficile dare a tutti il necessario per vivere bene. Ma oggi le capacità produttive della società e le comunicazioni sono tali che si potrebbe dare facilmente a tutti il superfluo per vivere benissimo. Invece una gran parte del pianeta vive ancora in condizioni di povertà drammatica e solo una piccola parte dell’umanità gode della ricchezza e del benessere.

Questa situazione è stata creata in parte dalla concentrazione delle risorse in poche mani, una situazione che dura dall’antichità, e in parte da un sistema economico fondato sullo sfruttamento del lavoro a basso costo, il capitalismo. Sistema sviluppato nelle sue forme attuali negli ultimi due secoli ma in realtà molto più antico, iniziato quando alcuni uomini hanno potuto costringere altri uomini a lavorare per loro, invece che con loro. Le crisi cicliche del capitalismo sono create dalla sua fondamentale e irrisolta contraddizione: il sistema ha bisogno sia di un numero sempre crescente di uomini ricchi e benestanti capaci di comprare quello che produce sia di un numero sempre crescente di uomini poveri da poter sfruttare per produrre a basso costo.
Si tratta di un sistema profondamente antisociale, e appunto per questo negli ultimi due secoli l’umanità ha cercato di correggerlo e modificarlo in diversi modi. I tentativi di introdurre correzioni alla china distruttiva del capitalismo hanno però creato un altro problema non di poco conto: l’eccesso di burocrazia. I regimi comunisti del novecento ad esempio sono diventati mostri burocratici peggiori del male che in origine volevano combattere. I paesi occidentali invece hanno cercato di correggere il capitalismo con l’intervento dello stato, per garantire un livello minimo di servizi sociali e di benessere ai cittadini e per controllare gli eccessi del mercato.
Ma se in uno stato la classe politica è inefficiente e corrotta questo sistema non funziona: i politici indebitano lo stato per ottenere il consenso dei cittadini e intanto lasciano mano libera agli eccessi speculativi del capitalismo in cambio di sostanziose contropartite. In misura maggiore o minore in tutti i paesi occidentali esiste un’area grigia di corruzione, e infatti tutti gli stati sono indebitati e la finanza mondiale è stata lasciata libera da controlli e ha creato l’ultima crisi. Ma in alcuni paesi, come la Grecia o l’Italia, il livello di corruzione della classe politica è tale che prima o poi il sistema è destinato a implodere per i troppi debiti e i troppi abusi.
In quel momento però non sono i padroni della finanza nazionale e mondiale né i politici corrotti a pagare i costi enormi della crisi. Sono invece i cittadini, che vedranno crollare il valore delle loro case e scendere i loro stipendi e dovranno faticare per arrivare alla fine del mese. Questo è il capitalismo nei paesi con una classe politica corrotta. Sarebbe il caso di capirlo e rendersi conto che la corruzione non può essere tollerata, e il capitalismo non è un sistema da accettare così com’è. Magari prima che sia troppo tardi. 

Francesco Defferrari

 
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