Nuovo anno, vecchia crisi

scioperooperaiFiniti i festeggiamenti natalizi e messi da parte gli spumanti per il nuovo anno, bisogna ritornare a fare i conti con la realtà, soprattutto economica. In questi giorni gli italiani hanno iniziato ad assaltare i negozi grazie all’apertura della stagione dei saldi che dovrebbe ridare una boccata d’aria ai commercianti. Ma l’economia italiana non riuscirà a recuperare le sue perdite perché, secondo i dati Istat, siamo in una fase di stallo.

In parole semplici la tempesta è dietro l’angolo e potrebbe scoppiare presto, una volta che gli ultimi appigli offerti dagli ammortizzatori sociali saranno scaduti. Gli occupati nelle grandi imprese sono diminuiti, secondo l’istituto di statistica, dell’1,9% rispetto allo stesso mese del 2008, ma rispetto a settembre 2009 la percentuale è rimasta invariata.
I dati confermano che la perdita di posti di lavoro nelle grandi aziende, quelle con più di 500 dipendenti, non accenna a diminuire. La crisi, quindi, sarebbe tutt’altro che finita. L’Istat comunica che al netto della cassa integrazione guadagni (esclusi quindi tutti coloro che ufficialmente risultano dipendenti ma di fatto non lavorano) il calo è stato del 3,7% su base annua, mentre si è registrata una variazione nulla su base mensile.
E anche questa volta il nostro paese se la vede peggio della media europea a causa dei forti ritardi negli investimenti in green economy. Perché in passato il mondo politico non ha curato per nulla la “causa verde” senza nemmeno pensare ai posti di lavoro che avrebbe potuto creare e ai vantaggi sul fronte ambientale che avrebbe avuto. Siamo in forte ritardo sul fronte della ricerca in questo ambito, con i numeri che evidenziano come il totale degli investimenti verdi registrati nel 2006, pari a 1.968 milioni di euro, sono calati nel 2007 del 7,4 % mentre gli investimenti fissi lordi aumentavano comunque del 13,3%.
Le aziende nell’ultimo anno non hanno pensato di correggere i problemi sul fronte ambientale, tutt’al più hanno provato a risolvere i danni causati senza progettualità futura e senza cambiare macchinari. Un lavoro quindi quasi inutile visto che non porta a miglioramenti nel lungo termine.
L’anno nuovo si apre quindi in negativo, sul fronte occupazionale, con mezzo milione di occupati in meno rispetto alla fine del 2008. E con un numero crescente di famiglie che non riesce ad arrivare alla fine del mese, soprattutto nel Sud Italia dove la percentuale sale fino al 25% di famiglie in difficoltà, probabilmente perché nel Meridione ci sono più famiglie numerose (cinque o più componenti).
La crisi però inizia a travolgere anche il Nord, con il Veneto che in un anno ha subìto una forte riduzione delle assunzioni e ha contato 30 mila licenziamenti. Non è l’unica regione del nord con difficoltà crescenti sul fronte occupazionale, perché tutti i grandi distretti produttivi sono in forte crisi, nel silenzio quasi generale della stampa. La disoccupazione non è un problema di cui parlare. I media sono troppo indaffarati a raccontare i conflitti tra le forze politiche e a diffondere l’ottimismo governativo per descrivere, a chi la crisi economica la sta vivendo, il difficile anno che ci aspetta. 

Marianna Lepore


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